12↔29 Ottobre - Giretto in Nepal
In questo periodo non ho fatto giretti nelle belle Orobie per il semplice motivo che ero via.
Sono andato a fare un giretto in Nepal con Yuri, Luciana, Marta, Paolo, Giovanni, Michela e Alessandro.
Siamo stati nella valle del Langtang, dove abbiamo salito le cime del Kyanjin Ri e dello Yala Peak, e abbiamo visitato Kathmandu e Baktapur.
Per ora inserisco solo un assaggio delle immagini scattate in questa speldida vacanza: ma con un po' di pazienza preparerò un resoconto dettagliato e sistemerò tutte le foto (circa 600, quindi mi ci vorrà tempo!!!).
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Questo giretto inizia il 12 ottobre a Malpensa, dove alle 15:45 è partito il nostro volo per Katmandu, con scalo a Doha, in Quatar. All'aeroporto ci ha accompagnati Emilio, il gestore della pizzeria Nevada di Colere: troppo un personaggio!!!
Sono in compagnia di Yuri, la nostra guida e l'unico che conosco per il momento, di Luciana, di Marta, di Paolo, di Alessandro, di Michela e di Giovanni. Non me ne vogliano gli altri partecipanti se nel mio resoconto parlo di giretto... non voglio sminuire la nostra vacanza, ma io non sono nessuno, quindi mi viene difficile pensare alle cose che faccio se non come a cose semplici e banali.
Il volo in aereo passa bene e sbarchiamo a Katmandu la mattina seguente. Dopo aver sbrigato le pratiche per il visto (circa 40 euro per il visto da 30 giorni) usciamo nel piazzale, dove, tra i vari procacciatori di trekkers delle agenzie turistiche, c'è anche il personale della Cho Oyu Trekking (la nostra agenzia) con un pulmino che trasporterà noi e il nostro bagaglio (uno zaino da 8 kg e un bidone con materiale per 20 kg) al Malla Hotel.
E così dal finestrino comincio a vedere Kathmandu!
Mi colpisce il contrasto tra lo scenario cittadino e gli attori che lo popolano. Non è come una normale città... sembra quasi che molta della gente si sia ritrovata a vivere in quel contesto tipicamente occidentale senza conoscerne i dettagli e le regole. Non è una critica la mia, ma solo una costatazione. Probabilmente la Kathmandu di oggi si è sviluppata sotto una pensate influenza degli occidentali che hanno sentito la necessità di uniformarla ai loro standard; ma la gente del posto vive secondo altre regole, con priorità diverse, con mentalità diverse dalle nostre: da questa miscela nasce qualcosa di pittoresco e caratteristico!
Qualcuno vedendo questi luoghi potrebbe storcere il naso e muovere facili critiche. Io invece credo che nessuno possieda la verità assoluta ma, di fronte a questi scenari magari così diversi da ciò che noi consideriamo buono e giusto, bisogna sforzarsi di immedesimarsi negli altri per scoprire che anche l'altro che ci sembrava così strano e insensato nasconde invece la propria coerenza.
Dopo aver sistemato i bagagli all'hotel, siamo andati a farci un giro per Thamel, il quartiere turistico di Kathmandu.
Thamel è particolare: vie e viuzze stra-affollate di gente e turisti, con agenzie per il trekking, internet point, negozi e bancarelle disseminate ovunque che vendono ogni genere di merncanzia immaginabile, dal cibo ai vestiti, dalle cartoline alle chincaglierie per i turisti, e poi Richeau che pedalano laboriosamente nel caos tra macchie e motociclette le quali si muovono senza seguire regole apparenti.
E li tutti suonano il clacson, sempre, in continuazione! Perchè in quel traffico senza regole è un modo per comunicare "io sono qui".
Mi hanno detto che questa atmosfera assomiglia un po' a quella che si trova in certi quartieri di Napoli.
Ma a Kathmandu nessuno si arrabbia mai e non si vede nessuno stressato: in quel caos apparente si cela invece uno strano ordine che dona pace, calma e tranquillità.
Tra i vari negozi se ne trovano molti che vendono materiale per il trekking a prezzi convenientissimi! E' tutta roba cinese ovviamente, che vale quello che la pagate; però potete prendere in condiderazione di non portarvi nessun bagaglio, comprare li il materiale per il trekking e, alla fine, regalare tutto ai portatori.
Sulla via davanti al ristorante Fire and Ice (uno di quelli con cucina italiana) trovate anche negozi monomarca con capi originali, ma li i prezzi sono gli stessi che ci sono in Italia!
Dopo la visita a Thamel, ci siamo spostati nella piazza Durbar Square.
Durbar Square è la piazza principale della città, dove si affaccia l’antico palazzo reale, il tempio di Vishnu Narayan e, nelle vicinanze, il palazzo della Kumari, un edificio del XVIII secolo a tre piani ornato da finestre scolpite dove serpenti, demoni, spiriti e uccelli antropomorfi si affacciano da un’intricata foresta di rododendri e fiori di loto. Kumari è una bambina prescelta per proteggere il Nepal e costretta a vivere rinchiusa nel suo palazzo. Una tradizione antica di tre secoli vuole infatti che una piccola bambina, scelta generalmente a tre o quattro anni tra le figlie della stirpe dei Sakya, la stessa alla quale apparteneva il Buddha, viva rinchiusa in quel Palazzo potendone uscire solo tredici volte l’anno in occasione di altrettante feste religiose, senza avere contatti con il mondo esterno, parenti inclusi. Quando poi la bambina cresce, viene sostituita con un'altra.
Per cena siamo andati in Thamel al Dolce Vita, un altro dei locali con menù italiano; io avrei preferito roba locale, ma mi sono adeguato.
La mattina seguente ci attendeva una super colazione in albergo! Io, convinto che di li a poco, durante il trekking, avrei fatto la fame, ho mangiato come un maialino! Nei giorni successivi invece scoprirò che si mangia bene e abbondantemente anche durante il trekking e non soffrirò dei tanto temuti disturbi intestinali! Non sono ingrassato in questi giorni, ma neppure dimagrito!!!
Dopo colazione ci siamo spostati col pulmino a Boudhanath, per una visita al grande stupa in Kathmandu. Uno stupa è una costruzione sacra della tradizione buddista, con base piramidale a gradoni e con una cupula a ombrello sommitale; attorno allo stupa si gira rigorosamente in senso orario (deve rimanere sempre alla propria destra) recitando le preghiere.
Boudhanath è il più grande stupa del Nepal e uno dei più grandi del mondo. E' alto quasi 40 metri e è formato da un emisfero bianco poggiato su 3 terrazze concentriche a pianta ottagonale. Sui quattro lati del cubo ricoperto da lamine dorate vi sono gli occhi di Buddha, la parte terminale della cupola di forma piramidale termina con il consueto ombrello onorifico dorato. Nella piazza circostante ci sono altri edifici sacri e i soliti negozi di souvenir.
Dopo la visita a Boudhanath ci siamo spostati a Pashupatinath, un luogo sacro per gli induisti, verso la periferia di Kathmandu.
La, lungo le sponde del fiume Bagmati, i seguaci di Shiva bruciano i cadaveri. I responsabili del "crematorio", i dhalit vestiti di bianco, preparano le pire funerarie, in sequenza e in continuazione per tutto il giorno: quando una cremazione è finita scaricano le ceneri nelle acque del Bagmati e subito preparano la pira successiva! A poca distanza dalle pire, i cadaveri dei defunti, con i piedi nell'acqua, attendono di essere bruciati. C'è persino un edificio in cui chi sente di essere prossimo alla fine va a vivere per poi essere cremato dopo che è morto! Alcune zone di Pashupatinatn sono inaccessibili ai turisti: possono accedervi solo gli induisti.
Sulla riva opposta del fiume, in una specie di parco con monumenti ed edifici religiosi, ci sono parecchi santoni, i sadhu, coperti di cenere, che si fumano dei grossi "cannoni"!!! Occhio se li fotografate: poi dovete pagarli!!!
Per concludere la giornata siamo infine andati a visitare lo stupa di Swayambhu, posto su una collina appena fuori da Kathmandu. Per accedere a questo luogo sacro c'è una lunga scalinata e il luogo è abitato da numerosissime scimmie che saltano di albero in albero e da un monumento all'altro. Purtoppo il tempo si è guastato e si è messo a piovigginare...
Ecco qualche foto di questi primi tre giorni:
La mattina seguente, dopo un'altra abbondantissima colazione al Malla, prepariamo i bagagli e saliamo sul pulmino che ci porterà da Kathmandu fino a Syabru Besi lungo 117 km di strada, quasi interamente sterrata, che sulle cartine è indicata come highway (autostrada)!!!
Ben presto diventa chiaro a tutti che questo viaggio assomiglierà molto ad un "viaggio della speranza".
Però noi siamo molto più fortunati dei passeggeri degli autobus di linea: ad alcuni di loro tocca viaggiare sul tetto!!! E poi il nostro pulmino è dotato anche di un modernissimo sensore di parcheggio che aiuta l'autista a superare le strettoie e a districarsi nel traffico: un ragazzino che salta giù dal mezzo e picchietta sulla carrozzeria segnalando se il pulmino ci passa oppure no!
Mentre viaggiamo, dai finestrini, notiamo che lungo le strade è in corso una mattanza di capre: siamo arrivati durante la festa del Dasain, che dura 15 giorni e si concluderà con la luna piena del 22 ottobre. Durante questa festività viene offerto alle divinità il sangue degli animali (capre e bufali) e poi tutti mangiano carne, cosa rara in Nepal perchè io, tranne quella di pollo, non l'ho trovata su nessun menù e durante il trekking non si è mai vista da nessuna parte.
Appena usciamo da Kathmandu i miei occhi vengono rapiti dal paesaggio: ci sono ovunque terrazzamenti e ogni angolo di terra è coltivato; ci sono ortaggi come i nostri, fagiolini, fagioli, patate, rape, insalata, cavoli, poi riso, ma soprattutto miglio! Mi stupisco nel vedere fin dove sono arrivati a "rubare" il terreno alle montagne per coltivarlo!!!
Verso mezzogiorno ci fermiamo in un villagio per la pausa pranzo e, finalmente, riesco a mangiare cibo nepalese. Ci portano una razione dalbaht, ovvero riso lessato (bath) con accanto un poco di verdure saltate in padella e una scodellina con una zuppetta di lenticchie (il dal) da mischiare a piacimento al riso. A parte, ci portano del chapati, una specie di pane non lievitato, tipo una piadina.
Poi ripendiamo il viaggio e dopo un totale di quasi 10 ore (ricordo che erano solo 117 km!!!) arriviamo al Peaceful Lodge in Syabru Besi. Per cena io prendo i momo, una specie di ravioloni, fatti con una pasta senza uova e ripieni di verdure e/o formaggio: buoni!
La notte passa bene e il giorno dopo, finalmente, comincia il nostro trekking nel Langtang. Ora mi è doveroso riportarvi qualche nota informativa su questa valle.
La Valle del Langtang, che si trova ad una settantina di chilometri a nord di Kathmandu, fu dichiarata parco nazionale nel 1976 e rimane la seconda più grande di tutto il Nepal, sviluppandosi su una superficie di 1.700 kmq. Gli abitanti del Langtang, che si trova molto vicino al confine con il Tibet, sembrano essere di origine tibetana, pur essendosi nel tempo mischiati a Tamangs dell’Helambu. Pur assomigliando agli sherpa del Khumbu, sia il loro aspetto che la loro lingua richiama maggiormente i tibetani del Sikkim. La parte bassa della valle è ancora ricoperta di fitta vegetazione: pini, betulle, querce e bamboo, mentre in primavera i pendii si ricoprono di rododendri giganti. L’emergenza geografica più importante è sicuramente il fiume Bhote Khosi – che prende il nome di Trisuli dopo Dunche – che scendendo dal Tibet taglia la catena himalayana e marca la valle del Langtang in direzione sudovest. Esso è da sempre un corridoio ed un’antica via di comunicazione tra Nepal e Tibet, ma rimase sconosciuto fino al 1949, quando Bill Tilman ottenne il permesso di esplorarlo assieme a Peter Loyd.
Beh, ora riprendiamo il racconto!
La mattina seguente, dopo una colazione con pamcake, miele e milk tea, partiamo per il trekking.
Attraversiamo prima la parte vecchia della città di Syabru Besi, dove è in corso una cerimonia nel locale monastaro, e poi iniziamo ad addetrarci nella rigogliosa valle tra una lussureggiante vegetazione che avvolge coi suoi archi di foglie il sentiero. Il cammino è tranquillo e non impegnativo. Per forza: il peso lo portano i portatori!!! Si sono caricati due bidoni da 20 kg (2 x 20 = 40 kg) a testa!!!
Con noi ci sono diversi portatori arruolati a Kathmandu e due climbing Sherpa, Gelu (da pronunciare Jelu) e Nima.
Per mezzogiorno arriviamo alla località Pairo (riportata sulle carte anche come Hot Spring Hotel) dove ci fermiamo a magiare ottime patate saltate con le uova. Mentre mangiamo però inizia a piovere... Riprendiamo quindi il cammino sotto l'acqua!
La foresta che si attraversa in questa parte bassa della valle ha un non-so-che di magico: le piante sono enormi, altissime, vecchie, ricoperte di uno spesso muschio, con barbe di licheni e felci gialle e rossastre che penzolano dai rami alti! A me sembrava di vedere trasformate in realtà le pagine di Tolkien in cui descrive la sua foresta di Fangorn!!!
Nel tardo pomeriggio raggiungiamo la località Lama Hotel dove ci fermeremo per la cena (riso saltato con verdure e uova - mixed fried rice) e per passare la notte.
Ecco qualche foto di questi due giorni:
La mattina seguente, dopo la consueta colazione con pamcake, miele e milk tea, ci incamminiamo alla volta di Langtang a 3430 metri di quota.
Ora si comincia a salire e la valle si apre, diventando più ampia. La valle ha un netto andamento est-ovest ed è interessante notare come sul suo versante esposto a nord persista una vegetazione di conifere con un misto di sempreverdi e di una varietà con aghi non persistenti (simile al nostro larice, probabilmente anche questa una varietà di larice), mentre sul versante esposto a sud gli alberi ad alto fusto, prevalentemente latifoglie, progressivamente si diradano, per lasciare posto agli arbusti prima e alle praterie d'alta quota poi.
Durante il cammino ci fermiamo per una pausa te a Ghoda Tabela. Il cielo, che era inizialmente limpido, nella tarda mattinata si ricopre di nubi di umidità e scende anche qualche goccia d'acqua. Fino ad ora le foschie ci hanno precluso la vista sulle cime della vallata, che hanno il loro culmine nei 7227 metri del Langtang Lirung.
Poco prima di raggiungere Langtang io mi separo dal gruppo per andare a visitare il vicino Gompa, cioè un monastero, dove sono in corso delle celebrazioni.
Anche nel villaggio di Langtang comunque c'è un altro monastero con un piccolo stupa. Nel villaggio inoltre abbondano i muri Mani, muri a secco fatti con pietre su cui sono scolpite le preghiere "Om Mani Padme Hum", il famoso mantra che può essere tradotto come "Salve o Gioiello nel Fiore di Loto". Anche nel caso dei muri Mani è rigoroso passarli tenendoli sempre alla propria destra!
La notte non riuscirò a dormire molto, perchè ci troviamo in un punto di passaggio vicino al bagno e c'è un continuo via-vai! E poi un gruppo di cavalli rumorosi si è piazzato proprio sotto la nostra finestra. A questo va aggiunta anche una piccola scossa di terremoto avvertita nella notte.
Ecco qualche foto di questa giornata (siamo al 17 ottobre):
La mattina seguente, dopo la solita colazione con pamcake, chapati, miele e milk-tea, partiamo con destinazione Kyanjin Gompa. Quando usciamo dal lodge scopriamo che l'alba questa mattina è limpidissima e il cielo terso! Alla nostra sinistra si scorgono gli scuri contrafforti e la cima innevata del Langtang Lirung, che, con i suoi 7227 metri domina la valle!
Noi attraversiamo il paese di Langtang, l'unico nella valle che conserva ancora qualche abitazione tradizionale non trasformata in lodge e passiamo accanto a numerosi muri mani. Il paesaggio ora diventa quello tipico dell'alta montagna: sul versante esposto a nord persistoni le conifere, ma il versante esposto a sud, dove transita il sentiero, è dominato dall'erbetta e dai cespugli dei pascoli d'alta quota con qualche masso erratico sparso qua e la. Man mano che saliamo verso i 3870 metri di Kyanjin Gompa iniziamo anche a incontrare gli yak (in realtà il nome yak indica solo gli esemplari maschi, mentre le femmine si chiamano nak). E anche le cime innevate iniziano a disvelare la loro bellezza all'orizzonte! Tutta la testata della valle è contornata da alte cime che oscillato intorno ai 6000 metri e al suo centro scorre il tumultuoso Langtang Khola che, proprio al termine della valle, ha formato una distesa di ghiaia e pietrisco impressionante per la sua vastità!
Durante il cammino, poco prima di arrivare a Kyanjin Gompa, abbiamo incontrato il meteorologo svizzero Giovanni Kappenberger, che si trovava li per degli studi che sta conducendo sui ghiacciai della zona. Mentre camminiamo, ci spiega che nell'ultimo decennio si è osservato un aumento dei carichi nevosi in quota e un cospicuo ritiro dei ghiacciai nei fondo-valle, con un bilancio drasticamente negativo! Di li a poco avremo modo di vedere coi nostri occhi tutto questo, osservando quanto si sia ritirato il ghiacciaio del Lirung: in una decina d'anni, si è ritratto per una distanza superiore al chilometro!!!
Poi ci raccontano che il clima non sta cambiando...
Il metereologo ci spiega anche che quando lui arrivò a Kyanjin Gompa la prima volta esisteva un solo lodge, mentre le altre erano tutte abitazioni di pastori; oggi invece tutti gli edifici esistenti sono adibiti a lodge!!!
A Kyanjin Gompa inoltre c'è un bel caseificio, realizzato negli anni settanta a spese di una società svizzera. Ora è gestito dalla gente del posto e producono un buonissimo (ma un po' troppo saporito) formaggio di yak!
Nel pomeriggio, dopo esserci sistemati nel nostro lodge ed aver approfittato delle docce con acqua calda, andiamo a fare un giretto li attorno per vedere il bel monastero (il Gompa) appena sopra al paese e per fare un po' di acclimatamento. E così io salgo oltre i 4049 metri del Bernina che fino ad allora era stata la quota più alta che avessi mai raggiunto. I prati a quella quota sono disseminati di fiori simili alle nostre genziane e di innumerabili stelle alpine, che pero' sono molto piu' piccole di quelle che solitamente crescono da noi in Italia.
Per tutta la giornata il tempo si mantiene bello e il giorno seguente sarà ancora meglio!
La mattina seguente quindi, per fare acclimatamento, intraprendiamo la salita alla vicina cima del Kyanjin Ri, riportata sulle carte come un 4773, mentre il mio altimetro segna 4710 metri (?!?). Raggiungiamo la cima senza particolari difficoltà, anche se Marta, un po' stanca, si fermerà sull'anticima. In verità più si sale e più si avverte la mancanza d'ossigeno: il battito del cuore si fa più veloce, il respiro più affannoso e, se si prova ad allungare il passo, ben presto ci si ritrova fermi a fare grossi respiri, incapaci di proseguire!
Il panorama dalla cima del Kyanjin Ri è stupendo!!! A est si vede bene anche lo Yala Peak che saliremo di li a due giorni. Dopo esserci crogiolati per un po' sotto il caldo sole guardando quegli orizzonti elevati e scattando fotografie, rientriamo al nostro lodge. Alcuni dei nostri portatori durante la giornata sono saliti ad allestire il campo base per la salita allo Yala Peak e noi li raggiungeremo il giorno seguente.
A cena verifichiamo l'ossigenazione del nostro sangue... io ho 80 battiti a riposo e sono ancora a un misero 84% di ossigenazione: all'ospedale mi metterebbero subito una mascherina con l'ossigeno!!!
Ecco qualche foto di questi due giorni:
La mattina successiva -siamo ormai al 20 ottobre- partiamo per il campo base. Per raggiungerlo dobbiamo aggirare le pendici dello Tsergo Ri (un 4900 e poco più) con dei traversi interminabili!!! Per carità: il sentiero sale in modo molto graduale e con pendenze sempre dolci, ma è di una lunghezza... non si riesce a scorgere con lo sguardo il punto d'arrivo e dietro ad ogni curva si cela sempre un altro tratto di cui non si può vedere la fine! C'è di buono che il tempo anche oggi è ottimo.
Quando finalmente arriviamo al campo base, veniamo accolti dai nostri portatori con una buonissima hot-orange e con un piatto di pasta al tonno: complimenti al nostro cuoco perchè ha preparato una pasta eccellente!!!
Il campo è stato allestito a circa 4700 metri, sfruttando delle baite usate dai pastori locali nel periodo dei monsoni, periodo in cui gli yak vengono portati più in quota per approfittare dei pascoli alti.
Nel pomeriggio Yuri e Gelu, il nostro climbing Sherpa, salgono più su per studiare il percorso di salita allo Yala Peak. Anche io faccio quattro passi verso la nostra meta di domani e, circa 200 metri sopra al nostro campo, trovo una spianata dove è allestito il campo base di un gruppo spagnolo che ha salito lo Yala ieri.
Oggi ceniamo presto nella tenda mensa con un ottimo dalbhat, dei popcorn e frutta sciroppata: i nostri portatori ci hanno trattato proprio per bene!!!
Poi decidiamo che punteremo la sveglia alle 4 per salire presto la cima e per avere tempo di ridiscendere con calma fino a Kyanjin Gompa.
Ma mentre ceniamo il cielo si copre e inizia a nevicare!!!
Andiamo tutti a dormire nelle nostre tende con la speranza di svegliarci alle 4 sotto una bella stellata. Invece alle 4 non nevica più, ma la visibilità è nulla, quindi posticipiamo la partenza più avanti, quando ci sarà un po' di visibilità.
Alla fine partiamo verso le 6:30/7. La salita prosegue lentamente su dei ghiaioni un po' scomodi: l'aria rarefatta si fa sentire!
A circa 5200 metri incontriamo un tratto con delle roccette da superare, io sono contento: fino a li la salita è stata un po' noiosa. Marta però non si sente molto bene e decide di rientrare al campo base con Nima (uno dei due Sherpa).
Noi proseguiamo "pistari pistari" (piano piano in nepalese) e poco prima della cima troviamo ancora qualche divertente roccetta da superare. Osservo con Yuri che anche lo Yala è come le Orobie: tutta roccia marcia!!!
Vabbé, un ultimo sforzo e siamo in cima! A che quota?!? Boh! Il mio altimetro fa 5543 m, ma su alcune carte lo Yala Peak è riportato come 5500 m e su altre come 5700 m.
Il meteo non è migliorato, ogni tanto sembra aprirsi, ma complessivamente si mantiene coperto, quindi ci concediamo pochi attimi in cima e poi iniziamo la discesa.
A me, durante la salita, è venuto un fortissimo dolore cervicale!!! Sarà la quota, sarà l'arietta fredda che ha raffreddato il collo, sarà quel che sarà, ma io non vedo l'ora di togliere lo zaino e appoggiare la testa sul materassino! Quindi rinuncio all'idea che avevo di concatenare in discesa anche lo Tsergo Ri e mi dirigo di corsa alla tenda per impasticcarmi con un aulin.
Anche al campo base comunque non ci concediamo molto riposo: sistemiamo rapidamente zaini e bidoni mentre i portatori smontano le tende e cominciamo la lunga discesa verso Kyanjin Gompa, dove consumeremo una discreta quantità di birra per festeggiare la nostra salita!
Ecco qualche foto:
La mattina seguente ci alziamo con calma. La mattina è limpida in Kyanjin Gompa... non poteva esserlo ieri!?! Vabbè, io per colazione provo il porridge, che mi tentava da un po' di giorni ma non mi fidavo a prenderlo. Questo non è tipico del Nepal, ma è anglosassone; scopro che si tratta di una pappetta di cereali macinati che sembra che qualcuno l'abbia già masticata e poi risputata nella ciotola! E' disgustosa!!! Mi sforzo di mangiarla perchè odio sprecare il cibo, ma alla fine mi fermo a metà. Poco male: per strada ci fermiamo ad una Tea-House e ne approfitto per fare una seconda colazione con del buonissimo yak-curd, ovvero yogourt appena preparato con latte di yak (anzi: nak!).
La nostra discesa oggi ci condurrà a passare per Langtang e a arrivare in Ghoda Tabela, dove ci fermeremo per la notte. Un po' mi dispiace lasciare quelle alture... si stava bene.
A Ghoda Tabella abbiamo una visuale stupenda sul Langtang II (riportato anche come Ghenge Liru, 6596 m) che all'andata ci era stato celato dalle foschie: anche questa è una bella montagnona!!!
Al tramonto io mi piazzo fuori dal lodge in attesa della luna piena, che fa la sua comparsa da dietro una collina.
Durante la cena viene proposto di modificare il tragitto del ritorno per accorciarlo e avere un giorno in più a Kathmandu da spendere girando nei mercatini di Thamel. Chi mi conosce può facilmente immaginare che io non fossi d'accordo, ma ha vinto la maggioranza!
L'indomani ci incamminiamo verso la localita Pairo (Hot Spring Hotel), ripercorrendo il tragitto dell'andata e passando per la bella Bamboo Lodge, dove ci fermiamo per pranzo.
A Pairo invece ci fermiamo all'Hotel Namaste Guest House. Fino ad ora avevamo alloggiato sempre in locali dignitosi, puliti e con stanze adibite a mensa e servizi igenici più che accettabili, non tanto diversi dai nostri rifugi; il Namaste Guest House invece si è rivelato decisamente al di sotto di questi livelli! Se qualcuno dovesse fare il nostro stesso tragitto, gli consiglio di fermarsi un po' prima se sta scendendo dalla valle, oppure un po' dopo se sta salendo, e andare in qualche lodge di Bamboo Lodge.
Ecco qualche foto di questi due giorni:
Anche questa mattina ci alziamo con calma e, dopo colazione, iniziamo la salita che ci condurrà dai circa 1800 metri di Pairo ai 2250 di Thulo Syabru. In pratica, invece di scendere direttamente a Syabru Besi, punto in cui aveva avuto inizio il trekking, facciamo una veloce deviazione al vicino villaggio di Thulo Syabru e da li scenderemo a Syabru Besi.
Lungo il sentiero, sempre ben tracciato e sistemato con gradini di pietra, incontriamo parecchie scimmiette che saltano tra le fronde! Io provo a fotografarle, ma la scarsa luce e la velocità delle scimmie rende vano ogni mio sforzo...
Man mano che prendiamo quota, verso nord comincia a vedersi il Ganesh Himal, un 7000 al confine col Tibet.
A metà mattina arriviamo nel bel paesino di Thulo Syabru. Ci rilassiamo ai tavolini di un lodge e passiamo in rassegna alcune bancarelle per prendere qualche souvenir di produzione locale. Nel paesino ci sono anche un bel monastero e uno stupa finemente decorato! C'è inoltre un distaccamento militare e persino una scuola, probabilmente realizzata da qualche ente o società straniera.
Dopo pranzo (io prendo una bella noodle tomato soup!) iniziamo la nostra discesa a Syabru Besi.
Non ci vuole molto per raggiungere il paese dove, ahimé, il nostro trekking finisce...
Rimaniamo li per la notte e la mattina seguente partiamo col pulmino dell'agenzia per il viaggio di rientro a Kathmandu. Questa volta l'autista va un po' più alla svelta e ci mettiamo meno delle dieci ore dell'andata, ma pur sempre un sacco di tempo se si pensa che sono appena 117 km!!! Come all'andata, anche al ritorno ci fermiamo a metà strada per la pausa pranzo. In realtà al primo paese in cui ci fermiamo i locali sono troppo affollati, quindi prendiamo solo un po' di futta e ci spostiamo un po' oltre. In questi villaggi lungo la strada il livello di pulizia è un po' più scarso rispetto a quello dei lodge lungo il trekking, ma io non mi faccio problemi: ho fame e mangio la mia razione di dalbhat.
Dopo la pausa pranzo riprendiamo il viaggio e nel pomeriggio arriviamo a Kathmandu.
Siccome il Malla Hotel è pieno, del resto saremmo dovuti arrivare a Kathmandu un giorno dopo, l'agenzia ci trova delle camere all' Hotel Harati e passiamo la notte li.
Ecco qualche foto di questi due giorni:
La mattina seguente ci rispostiamo al Malla e giriamo ancora per Thamel. Io non sono molto attratto dall'idea di girare nei negozi, quindi mi compro Into Thin Air di Krakauer (vedi l'angolo della lettura) e mi rintano al Malla a leggere, uscendo solo per pranzo.
La sera siamo raggiunti anche dal Marco Astori, da Silvia, dallo sorella del Roby e da altri che sono in Nepal per visionare i progressi del progetto "Insegnanti per il Nepal" che stanno portando avanti per ricordare Roby. Io però non li raggiungo a cena: la pizza di mezzogiorno mi è rimasta sullo stomaco e io allora rimango in albergo a leggere.
La mattina seguente, l'ultimo giorno ahimé, ci prepariamo per partire col pulmino dell'agenzia per andare a visitare Bhaktapur. Mentre aspettiamo incontriamo Simone Moro, che è anche lui al Malla: è qui perchè ha appena preso la licenza per fare elisoccorso in Nepal! Ed ha già avuto modo di fare un intervento sul Baruntse.
Torniamo col discorso a Bhaktapur: è una stupenda città, a un'ora circa da Kathmandu, in cui sono conservati magnifici esempi di architettura nepalese!!! Non ho avuto modo di documentarmi bene, ma a quanto pare la città nel lontano passato (XII secolo) è stata capitale del regno Malla e nel recente passato (anni '70) è stata restaurata e dotata di sistema fognario ad opera di un progetto tedesco. Il suo centro è chiuso al traffico (per fortuna!!!) e c'è un biglietto d'ingresso di 750 rupie (circa 7 euro e 50 centesimi).
E' assolutamente un posto da vedere!!!
Noi, meravigliati per lo splendore degli edifici, dei templi e delle piazze, giriamo prima per l'immensa Durbar Square, poi per Taumadhi Square, poi per Dattatraya Square e infine visitiamo la piccola Pottery Square, dove delle abili donne realizzano un'infinità di vasi in terracotta.
Durante il nostro gironzolare incontriamo inoltre un sacco di donne intente a setacciare e a ripulire il miglio e altri cereali dalla pula. Sembra davvero che qui siano solo le donne a lavorare!!!
Nel primo pomeriggio però lasciamo questa meravigliosa città, che meriterebbe da sola almeno una settimana di visita, e torniamo a Kathmandu dove ci attende la cena offerta dall'agenzia Cho Oyu Trekking in un ristorante di lusso con cucina tipica! Il posto dove ci porta il signor Nima (il proprietario dell'agenzia) è bellissimo: oltre a mangiar bene, ci sono anche dei musicisti e dei danzatori che propongono musiche a danze tradizionali.
Dopo cena, via in albergo a preparare i bagagli: l'indomani partirà il nostro volo di rientro in Italia...
E così la mattina del 28 salutiamo (per quest'anno) il Nepal! Il viaggio di rientro va bene, se non fosse per le 13 ore di scalo a Doha... per fortuna ho il libro da finire che mi aiuterà a passare un po' il tempo!
Ecco le ultime foto di questa vacanza:
E queste erano veramente le ultime!
Yuri Parimbelli: la Guida Alpina per la tua escursione! |
Insegnanti per il Nepal |


