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Premessa

Durante le mie escursioni sulle Orobie mi è capitato di vedere tante rocce diverse: a volte rocce che riuscivo a identificare in modo vago, ma più spesso rocce a cui non sapevo attribuire ne nome ne origine. Ho quindi deciso di documentarmi e di approfondire le mie conoscenze in merito e di redigere infine questa piccola dispensa per non correre il rischio di dimenticarmi tutto (verba volant, scripta manent)!

Quella che trovate qui di seguito, chiaramente, non è farina del mio sacco: io ho solo riunito varie informazioni. Per cui il merito di quanto è riportato correttamente va ad altri autori, mentre a me la colpa degli eventuali errori. Per redigere questa dispensa ho tratto le informazioni soprattutto dai fogli dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), in particolare i fogli 056, 057, 076, 077, 098,  099. Altre informazioni le ho poi trovate in svariati siti in internet.

In una prima stesura del testo pensavo di poter condensare tutto in un breve racconto dal carattere discorsivo. Mi sono però accorto che la quantità dei contenuti trattati richiede necessariamente uno svolgimento schematico e dettagliato. Ho pertanto deciso di suddividere il lavoro come segue: per prima cosa una parte introduttiva sulla distinzione delle ere geologiche; poi un inquadramento geologico delle Orobie; quindi una parte descrittiva generale sulle rocce delle ere paleozoica e mesozoica a cui segue il dettaglio delle rocce di ciascuna era.

Chi non volesse entrare nei dettagli di ogni singola formazione rocciosa può tranquillamente leggere solo le descrizioni generali. In conclusione ho aggiunto inoltre alcune appendici relativamente ai metodi di datazione delle rocce e alle “intrusioni” recenti dei plutoni.

In questo lavoro ho comunque deciso di fermarmi alle rocce del mesozoico, senza considerare le sedimentazioni del cenozoico e i depositi del neozoico, che sono rinvenibili soprattutto sulla fascia collinare a nord di Bergamo e verso il Lago d’Iseo, il cui inserimento avrebbe altrimenti reso questo testo decisamente troppo lungo.

Propongo qui un interessante link al bel lavoro realizzato da Pierfranco Ardemagni che racconta e descrive tutte le formazioni rocciose rinvenibili nella Valle Brembana: è stata una preziosa fonte di ispirazione per questo mio testo.

Mi riprometto in futuro di realizzare e documentare fotograficamente delle escursioni tematiche alla scoperta delle diverse formazioni rocciose e dei fossili in esse nascosti.

Un ringraziamento particolare va ai miei colleghi di lavoro che hanno letto questo scritto e mi hanno aiutato con suggerimenti e consigli.

Ere Geologiche

  • Archeozoico o Precambriano è l’era più antica della Terra e va dalla sua formazione, circa 4,5 miliardi di anni fa, fino a 540 milioni di anni fa. Inizialmente si riteneva che in questa fase non ci fosse stata vita sulla terra ma che fosse stata interessata solo dai movimenti tettonici e dall’instaurarsi di mutevoli equilibri nei gas atmosferici. Infatti era chiamata Era Azoica, cioè “priva di vita”. In realtà sono state poi trovate tracce di vita fossile (batteri, protozoi e complessi pluricellulari come spugne e celenterati) in rocce databili ad età precambriane (quindi archeozoiche), pertanto l’era venne rinominata Archeozoica, cioè “della vita remota”. Il Precambriano è a sua volta diviso in tre periodi distinti, dominato ciascuno da una fase peculiare dello sviluppo della Terra, ma per i nostri fini non serve soffermarsi oltre.
  • Paleozoico il nome significa “vita antica” perché originariamente si riteneva che la vita avesse fatto la sua comparsa in questo periodo. Cronologicamente va da 540 fino a 250 milioni di anni fa. Il Paleozoico è diviso in sei periodi, ognuno dei quali ovviamente caratterizzato da tratti propri: Cambriano, Ordoviciano, Siluriano, Devoniano, Carbonifero, Permiano. Per rimanere sul generale possiamo dire che in questo periodo si assiste all’esplosione della vita nelle acque e sulla terra, dalle alghe alle piante terrestri, dallo sviluppo dei trilobiti fino alla comparsa degli anfibi e dei rettili. Diventano interessanti ai nostri fini i periodi dal Devoniano al Permiano perché in questo arco di tempo le placche continentali indicate come Gondwana e Laurussa vanno via via fondendosi fino a formare il supercontinente Pangea e durante questo processo si assiste all’orogenesi ercinica (o varisica) e alla formazione dell’oceano Tetide. Le rocce più antiche che possiamo trovare nelle Orobie sono proprio rocce altamente metamorfosate risalenti alla catena ercinica! E buona parte delle rimanenti, come vedremo in seguito, si sono formate sulle coste e sui fondali dell’oceano Tetide (il cui sviluppo riguarderà principalmente il Mesozoico)!
  • Mesozoico è l’era secondaria anche nota come era dei rettili! Si estende da 250 fino a 65 milioni di anni fa ed è divisa in tre periodi: il Triassico, il Giurassico e il Cretacico. E’ improprio dire che questa è l’era dominata dai dinosauri, perché ci sarebbero parecchie sfumature e differenze da sottolineare, ma per i nostri fini va bene così. Quello che ci interessa è che le Orobie ci possono raccontare parecchio di questo periodo. Infatti, la maggior parte delle rocce rinvenibili nelle valli orobiche derivano dai materiali depositatisi sui fondali dell’oceano Tetide e, analizzandone la composizione, si può ricostruire la storia di questo oceano, che ha cominciato ad aprirsi alla fine del paleozoico e inizierà a chiudersi alla fine del mesozoico quando si assiste alla frammentazione di Pangea e alla risalita della placca africana verso nord con la conseguente collisione con la placca euroasiatica.
  • Cenozoico, cioè “era della vita recente”; copre il lasso di tempo che va da 65 a 1,8 milioni di anni fa. E’ a sua volta diviso in due periodi e 5 epoche. Si assiste alla diffusione dei mammiferi fino alla comparsa degli ominidi antenati dell’uomo. La parte più interessante per noi si compie durante l’Eocene, tra i 56 e i 34 milioni di anni fa, quando la collisione tra l’Africa e l’Europa assieme alla deriva dell’India portano all’orogenesi alpino-himmalayana e alla definitiva chiusura dell’oceano Tetide, i cui fondali verranno innalzati a formare gli Appennini e buona parte delle Prealpi Orobiche!
  • Neozoico, cioè “era nuova”, che va da 1,8 milioni di anni fa fino ad oggi. L’era, divisa in  Pleistocene e Olocene, è caratterizzata dalla comparsa e dalla diffusione dell’uomo. Ai nostri fini sono invece da rimarcare le varie glaciazioni che hanno profondamente inciso i solchi vallivi, modificandone a volte l’aspetto, ne hanno levigato i fianchi e hanno depositato sulla superficie i materiali derivanti da questa azione.

Di seguito qualche immagine schematica che mostra la dinamica dei movimenti tettonici nelle varie epoche e una tabella con riportata la sequenza delle ere geologiche.

 

 

Ora che abbiamo presentato una grossolana cronologia della storia della Terra possiamo passare in rassegna ciò che le Orobie hanno da dirci a riguardo. Nel farlo io partirò dalle rocce e dai depositi più antichi venendo fino a quelli più recenti, muovendomi grossomodo da nord verso sud. Questa correlazione tra età delle rocce e latitudine è generalmente vera, ma sono numerose le eccezioni e non va presa come una regola ferrea. Il processo di orogenesi è infatti molto complesso e lungo, quindi è possibile che un affioramento appartenente a un certo periodo sia presente in un dato luogo, ma sia coperto da altri affioramenti a poca distanza! Inoltre ricordiamoci delle glaciazioni del Neozoico, che hanno un po’ “mischiato le carte in tavola” ricoprendo i fianchi vallivi con i materiali erosi e trascinati a valle.

 

Le Orobie

Prima di proseguire dobbiamo inoltre inquadrare meglio le Orobie. Esse si inseriscono nel gruppo delle Alpi Meridionali, un settore della catena alpina compreso tra la Linea Insubrica a nord e la Pianura Padana a sud. Le Alpi Meridionali costituiscono una catena sud-vergente, formata da unità impilate a costituire un cuneo approfondito verso nord. Quest’ultimo contiene terreni paleozoici prevalentemente metamorfici e le sovrastanti coperture sedimentarie depositatesi a partire dal Carbonifero Superiore-Permiano Inferiore, implicati in un complesso sistema di sovrascorrimenti sud-vergenti. Lo spessore della catena delle Alpi Meridionali sembrerebbe essere variabile da circa 5 km al disotto della Pianura Padana fino a circa 16 km in corrispondenza della Linea Insubrica.

Le Orobie in particolare sono delimitate a nord dalla Valtellina, a est dalla Val Camonica e a ovest dalla Valsassina. Risultano separate dal corpo principale della catena alpina dalla cosiddetta Linea Insubrica, una importantissima discontinuità tettonica, con decorso est-ovest, che sancisce il limite tra la placca europea a nord e la placca africana a sud e che scorre al centro della Valtellina. Più a sud di tale linea si pone poi il limite tra le Alpi Orobie e le Prealpi Orobiche, in corrispondenza della Faglia Orobica (in realtà un insieme di faglie), che ripercorre grossomodo la Valtorta, la Val Secca di Roncobello, la Valcanale e la Valle di Scalve. Quando le placche africana ed europea entrarono in collisione, quest’ultima iniziò un processo di subduzione, andando ad incunearsi sotto la prima e causandone la compressione, il corrugamento e il sovrascorrimento dei margini più settentrionali, dando così inizio al sollevamento delle Orobie. Questo è uno dei motivi per cui le rocce a sud della Valtellina sono così diverse da quelle a nord: le prime appartengono alla placca africana, mentre le seconde appartengono alla placca europea! Un'ultima linea tettonica di una certa rilevanza è la Flessura Pedemontana che passa più o meno dall’Albenza, dai colli dietro Bergamo, dai Monti Misma, Torrezzo e Bronzone e si chiude nel Lago d’Iseo.

Più in dettaglio le Alpi e Prealpi Orobiche sono suddivise in cinque settori, estesi in senso est-ovest, con differenti caratteristiche strutturali, di seguito elencate:

  • il Basamento Orobico: situato lungo il fianco idrografico destro della Valtellina. È caratterizzato da deformazioni del basamento cristallino con un sovrascorrimento sudvergente sopra la serie sedimentaria permo-triassica.
  • l’Anticlinale Orobica: ubicata nel settore settentrionale della provincia di Bergamo. Presenta un sistema di pieghe e sovrascorrimenti che interessa la copertura sedimentaria permio-triassica.
  • la Scaglia Valtorta-Valcanale: si trova in una stretta fascia a sud della linea Valtorta- Valcanale. I litotipi triassici che la costituiscono sono sovrascorsi, raddrizzati e tettonizzati.
  • il Parautoctono e le unità alloctone: è ubicato nel settore centrale delle Prealpi Orobiche e ne costituisce l'unità strutturale fondamentale: è caratterizzata da uno stile strutturale a faglie e sovrascorrimenti che localmente provocano una duplicatura o triplicatura della sequenza carbonatica triassica.
  • il settore a pieghe-faglie (Flessura Pedemontana): ubicato nel settore meridionale delle Prealpi Orobiche fino al margine della pianura. È caratterizzato da uno stile a pieghe e a pieghe-faglie, con disposizione dei piani assiali prevalente est-ovest. In questa parte delle Prealpi Orobiche la Flessura Pedemontana è ben rappresentata dall’anticlinale dell’Albenza e da diverse pieghe minori associate.

Di seguito riporto un'immagine che evidenzia le principali linee tettoniche delle Orobie.

 

Vediamo quindi le varie tipologie di rocce che possiamo trovare nelle Orobie dalla Linea Insubrica fino alla Flessura Pedemontana (Piega dell'Albenza), che verranno suddivise in:

 

Glossario dei termini

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