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Rocce di era Mesozoica

Prima di continuare serve una precisazione. L’era mesozoica è caratterizzata dalla deposizione di svariate sequenze di strati a base di calcari, dolomie e marne (i cui significati saranno chiariti in seguito), ma non dobbiamo immaginarci una successione sempre netta e univoca lungo tutta l’area orobica delle diverse formazioni! L’ambiente marino e costiero di quel tempo poteva variare in maniera continua da un punto all’altro, con baie e golfi profondi qua e coste più basse la! Pertanto in una zona potrebbero essersi create le condizioni adatte per la deposizione di una data formazione prima (o dopo) rispetto ad un’altra zona attigua alla precedente. La  successione cronologica che io riporto delle diverse formazioni rocciose è quindi vera in linea di massima, ma localmente sono possibili delle divergenze o delle assenze di alcuni strati. Generalmente ci sono alcuni strati dominanti (i più massivi) che sono presenti ovunque, ma altri più discontinui che sono presenti solo in alcune zone.

Vediamo di seguito la sequenza generale delle deposizioni mesozoiche.

Con l’inizio del Triassico, comincia ad aprirsi anche l’Oceano Tetide e questo ha come risultato un progressivo abbassamento delle terre vicine al limite costiero. Le zone costiere quindi vengono invase dalle acque marine, assumendo l’aspetto di lagune prima e di bacini via via più profondi poi: in termini tecnici si direbbe che si assiste ad una trasgressione marina. Inizialmente in questo ambiente si depositarono pertanto le solite sabbie di origine terreste, ma anche i resti organici dei vegetali e degli animali marini, che a quel tempo erano alghe, foraminiferi, molluschi e coralli (quindi carbonato di calcio derivante dai gusci degli organismi morti). Questo ha portato alla formazione di strati sottili di arenarie, marne e anche dolomie. In termini tecnici si direbbe una sedimentazione carbonatico-terrigena in un ambiente soggetto a trasgressione marina sopra ai depositi di Verrucano Lombardo.

Poco fa ho introdotto il litotipo (cioè una tipologia di roccia) della marna. Le marne sono una via di mezzo tra le argille (allumino-silicati) e il calcare (e/o la dolomia): una roccia che si origina da un composto di partenza in cui ci sono sia argille sia calcari (o dolomie) si chiamerà marna e avrà delle caratteristiche intermedie tra i componenti di partenza (in funzione poi delle quantità dell’uno o dell’altro si potrà parlare di calcare marnoso o di marna calcarea).

Durante la fase iniziale del Triassico, Tetide continua ad aprirsi come un cuneo da est verso ovest e, lungo le coste che sprofondano sempre più sotto il livello del mare, si formano bacini che talora, in un clima caldo e arido (in quell’epoca eravamo all’incirca all’altezza dell’equatore!), si chiudono fino all’evaporazione completa delle acque che contengono, causando la precipitazione dei sali disciolti nelle acque stesse (per esempio il gesso, cioè solfato di calcio idrato e le anidriti, sempre solfato di calcio, ma anidro). Un ambiente, questo, simile alle coste settentrionali del Golfo Persico di oggi. Questi processi danno così origine a calcari e dolomie di aspetto vacuolare (bucherellate) per via del successivo scioglimento ad opera degli agenti atmosferici del gesso e delle anidriti inglobati nella matrice calcarea.

Nel periodo Triassico medio, man mano che Tedide va formandosi, il fondale marino si abbassa sempre più e si passa ad un ambiente con baie e golfi in progressivo approfondimento: ci troviamo verosimilmente nelle condizioni di una piattaforma carbonatica, cioè un'area situata in ambiente marino dal clima tropicale, caratterizzata da un'elevata produzione di materiale carbonatico di origine biologica (dall'accumulo cioè di parti dure di organismi a scheletro calcareo oppure dalla precipitazione di carbonato indotta dall'attività di organismi viventi, come nelle attuali Bahamas). In queste condizioni si formano le unità litologiche più estese e di maggiore potenza (cioè di maggiore spessore), quelle quindi che ritroviamo oggi distribuite in maniera quasi uniforme da est a ovest, come il Calcare di Esino e la Dolomia Principale.

Tetide era un oceano a tutti gli effetti, ma aperto soprattutto verso est, cioè verso l’attuale posizione dell’Oceano Indiano: nella zona di nostro interesse, tra l’Africa e l’Europa di oggi, Tetide si insinuava con una lingua di mare molto più limitata e non eccessivamente profonda. Dobbiamo poi immaginarci che le coste frastagliate creassero facilmente degli ambienti quasi chiusi in cui potevano instaurarsi equilibri propri e differenti da quelli degli ambienti circostanti, creando quindi le condizioni per delle deposizioni “particolari” e limitate che hanno successivamente dato origine ad unità litologiche poco potenti e molto limitate arealmente.

Per tutto il Triassico Inferiore e Medio le condizioni sono verosimilmente quelle sin’ora descritte: una fase tettonica distensiva di rift, con una generalizzata trasgressione marina che si è realizzata gradualmente, con l’avanzamento progressivo del mare da est ad ovest. Il Triassico Inferiore è quindi dominato da ambienti costieri poco profondi in cui si è deposto il Servino. Il Triassico Medio è caratterizzato dalla presenza di estese piattaforme carbonatiche che hanno generato il Calcare di Esino e da bacini di intrapiattaforma che hanno portato alla deposizione della Formazioni di Buchenstein, di Wengen e di Perledo-Varenna.

All’inizio del Triassico Superiore però, circa 230 milioni di anni fa, si è assistito ad un periodo di cambiamenti ambientali e climatici, con la messa in posto e lo smantellamento di edifici vulcanici a meridione dell’area sualpina, con la concomitante presenza di sistemi fluvio-deltizi che ne hanno ridistribuito i vulcanoclasti.

Probabilmente si è anche assistito ad un’alternanza di fasi tettoniche distensive di rift, connesse all'apertura di un nuovo lembo di oceano meridionale, e compressive, collegate alla progressiva chiusura dell'area oceanica settentrionale. L'alternanza di queste fasi tettoniche ha determinato una notevole differenziazione paleogeografica, con lo sviluppo di aree di alto e di basso strutturale (differente altezza dei fondali marini), e una attività vulcanica di rilievo, accompagnata dall'emersione e quindi dall’erosione di vaste aree prima sommerse.

Nel Triassico Superiore sono quindi riconoscibili tre zone che, partendo da nord, passano da un ambiente di piattaforma carbonatica, responsabile della Formazione di Breno, ad ambiente lagunare, responsabile Formazione di Gorno, ad un ambiente deltizio che ha portato all’Arenaria di Val Sabbia. A questo ambiente subentrerà un nuovo evento trasgressivo che porterà alla formazione di nuove piattaforme carbonatiche con la conseguente deposizione della Dolomia Principale, a cui segue la deposizione del Calcare di Zu, delle Argilliti di Riva di Solto e della Dolomia a Conchodon, sempre indicanti condizioni di mare tropicale poco profondo.

All’inizio del Giurassico, le fenditure che alla fine del Triassico avevano interessato il centro di Pangea si allargano sempre di più fino a che, nel Giurassico Medio, l'America Settentrionale inizia a separarsi dall'Africa e nasce l'Oceano Atlantico Centrale. Questo fenomeno ha una importante conseguenza sull' area mediterranea: per effetto delle rotazioni delle placche tettoniche americana e africana anche Africa ed Europa cominciano ad allontanarsi e in mezzo si apre l'Oceano Ligure-Piemontese, che è un mare molto più profondo rispetto alla Tetide Triassica. Infatti si tratta di una grande depressione dovuta alla lacerazione della crosta oceanica nel punto di separazione tra le placche africana ed europea.

Il periodo Giurassico è caratterizzato pertanto da una deposizione di sedimenti calcarei, con scarso o nullo influsso di apporti detritici terrigeni, tipici invece di condizioni di mare poco profondo; l'inizio è segnato dalla deposizione del Calcare di Sedrina, che indica un inizio di approfondimento del bacino. Le successive deposizioni del Calcare di Moltrasio, del Calcare del Domaro e quindi del Rosso Ammonitico indicano un approfondimento del bacino, come conseguenza dell'apertura dell'Oceano Ligure-Piemontese. Inizia la comparsa di sedimenti di mare più profondo come le Radiolariti e il Rosso ad Aptici e l'area è caratterizzata dall'alternanza di paleobacini separati da paleoalti.

Durante il Cretacico Inferiore si mantengono inizialmente condizioni simili di sedimentazione, con la deposizione di sedimenti carbonatici pelagici (cioè di mare aperto) come la Maiolica, interessati da episodi anossici (cioè di scarsa ossigenazione dei fondali).

Con il tardo Cretacico Inferiore, a seguito dei movimenti di chiusura dell’Oceano Ligure-Piemontese -causati dal fatto che Africa ed America Meridionale cominciarono a separarsi (nasceva l'Atlantico meridionale) e che quindi l'Africa stava compiendo una rotazione antioraria spingendo contro l'Europa con il conseguente inizio dell'orogenesi alpina- si instaurano apporti di materiale detritico fine dall'area di catena in corso di sollevamento, rappresentati da sedimenti marnosi. Nel Cretacico Superiore questi ultimi passano lateralmente ai sedimenti arenaceo-conglomeratici di origine torbiditica  che ritroviamo oggi nelle formazioni a flysch  presenti nell'area lombarda e che testimoniano una tettonica attiva nelle aree adiacenti verso nord e verso est. In generale si tratta di sedimenti clastici, derivati dalla progressiva erosione della catena alpina durante la fase iniziale della sua orogenesi. Questi sedimenti si deponevano a sud della fascia alpina in sollevamento, in un bacino marino profondo, con meccanismi deposizionali di tipo torbiditico: nei settori più prossimi all'area in erosione abbiamo oggi prevalentemente arenarie e conglomerati, mentre nei settori più distali prevalgono formazioni di peliti e marne con granulometria più fine.

A questo punto possiamo passare in rassegna tutte le formazioni del Mesozoico, non prima però di riportare la suddivisione schematica di questa Era.

 

 

Per una più facile stesura del documento, di seguito le formazioni verranno divise in:

 

 

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