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Servino

 

La prima unità dell'Era Mesozoica, dallo spessore di circa 150 metri, prende il nome di Servino (anche se secondo alcuni lavoro recenti sarebbe più opportuno annoverarlo nella Formazione di Werfen) e mostra un passaggio abbastanza netto col precedente Verrucano Lombardo.

 

L’unità può essere suddivisa in due membri, uno inferiore e uno superiore. Il primo è prevalentemente costituito da arenarie quarzose a cemento dolomitico giallastro, ben stratificate, con laminazioni parallele od oblique che testimoniano i movimenti delle onde e della corrente; ad esse si intercalano siltiti (sabbie fini), marne, argilliti giallastre o verdastre e localmente sottili

lenti di calcareniti oolitiche e bioclastiche (sferette calcaree di natura sedimentaria composte da veli concentrici di carbonato di calcio). Il membro superiore è invece caratterizzato da alternanze di siltiti, siltiti marnose, arenarie, marne dolomitiche e dolomie marnoso-siltose in strati decimetrici. Tra i due membri è spesso riconoscibile un livello di calcari fini ed associate calcareniti oolitico-bioclastiche ricche in gasteropodi e lamellibranchi, di colore da grigie a rossastre, in banchi di 40-80 cm. Questa formazione affiora con la sezione più rappresentativa sul versante orientale del Monte Torcola, in Val Brembana, tra le quote 1600 e 1750 metri, sui Monti Vigna Soliva e Sasna e alle miniere della Manina  Il passaggio alla soprastante Carniola di Bovegno è quasi ovunque male esposto e tettonizzato.

Il Servino rappresenta l'inizio della trasgressione marina triassica progressiva da est verso ovest; nell’insieme la formazione è costituita da depositi costieri che comprendono sedimenti terrigeni di spiaggia e di piattaforma.

 


Nome formazione: Servino

Caratteri litologici Arenarie, siltiti e argilliti  verdastre, calcari oolitici, marne e dolomie

Spessore Generalmente uniforme tra i 100 e i 200 metri

Fossili Rari gasteropodi e lamellibranchi

Età Triassico Inferiore; Induano-Olenekiano

Ambiente di deposizione Ambiente costiero di laguna-mare poco profondo

Rapporti stratigrafici Il limite inferiore è con il Verrucano Lombardo; il limite superiore, in genere netto, è con la Carniola di Bovegno

Affioramenti Generalmente a nord della linea Valtorta-Valcanale



Sezione di Servino lungo la strada che da Nona sale alle Miniere della Manina; è evidente la stratificazione

 

Carniola di Bovegno

La Carniola di Bovegno è costituita da calcari dolomitici e dolomie marnose, ocracee sulla  superficie e da grigio biancastro a grigio scuro alla frattura fresca, con sottili intercalazioni argillose da ocra a grigio verdi ed alla base localmente rosse. Le cavità vacuolari presentano talora riempimenti di gesso e anidrite e sono testimonianza di ambienti deposizionali evaporitici.

Lo spessore dello strato è di difficile valutazione e dovrebbe essere di circa 50 metri. Il contenuto fossilifero è scarso. Alcuni affioramenti discontinui sono rilevabili alla base delle Cime di Valbona e Menna, nella Valle del Drago (a Bordogna), alla base di Monti Avert e  Corru, nel settore a nord del Pizzo Arera e nella zona del Passo Marogella-Corno Branchino.

Il limite inferiore con il Servino è definito da una transizione rapida da siltiti verdi e rossastre con intercalazioni di marne e dolomie marnose grigio ocracee (membro superiore del Servino) ad alternanze di dolomie calcaree e marnose, di colore ocraceo ed argilliti e marne dolomitiche. Il limite superiore con il Calcare di Angolo è generalmente transizionale ed evidenziato dalla progressiva ma rapida scomparsa delle intercalazioni delle marne e dolomie marnose sottilmente stratificate sostituite da calcari e calcari dolomitici grigi o grigio-scuri in strati medi.

 


Nome formazione: Carniola di Bovegno

Caratteri litologici Brecce dolomitiche e dolomie marnose di colore giallastro-ocraceo, di aspetto tipicamente vacuolare

Spessore Di difficile valutazione; probabilmente circa 50 metri

Fossili Non presenti

Età In base alla posizione stratigrafica tra Olenekiano e Anisico

Ambiente di deposizione La presenza di evaporiti indica un ambiente di deposizione caratterizzato da condizioni climatiche aride, circolazione ristretta e conseguente elevata evaporazione

Rapporti stratigrafici Il limite inferiore è con il Servino; quello superiore è caratterizzato dal passaggio in genere netto ai calcari grigio-nerastri del Calcare di Angolo

Affioramenti Generalmente in lembi discontinui e tettonizzati alla sommità della successione stratigrafica dell’Anticlinale Orobica



 

Calcare di Angolo

Il Calcare di Angolo inferiormente si presenta con calcari marnosi, ma anche dolomitici, di colore grigio scuro e nero, in strati con spessori di decine di centimetri, mentre nella parte superiore si trova sovente una ritmica alternanza di calcari neri, localmente nodulari, in straterelli di 2-10 cm, con argilliti carboniose bruno-nerastre, spesso micacee. Lo spessore complessivo della formazione molto variabile, fino a oltre 300-400 metri.

I principali affioramenti si hanno tra le quote 730 e 1000 metri nella Valle del Drago, a valle del paese di Bordogna, sul versante orientale della Cima di Menna, tra i 1450 e i 1700 metri, sullo sperone NE che scenda dalla vetta del Pizzo Arera tra i 1600 e i 1900 metri e al piede del versante settentrionale dell’alta Valle di Scalve.

Il limite inferiore con la Carniola di Bovegno è piuttosto netto. Superiormente si può passare al Calcare di Prezzo nel settore orientale o al Calcare di Camorelli nel settore occidentale. Il contenuto fossilifero è molto ricco e composto da ammoniti, lamellibranchi, gasteropodi, crinoidi e brachiopodi. L’età della formazione è da ascrivere all’Anisico Inferiore e Medio.

Il Calcare di Angolo rappresenta un articolato ambiente deposizionale a sedimentazione prevalentemente carbonatica di baia subtidale (cioè sufficientemente profonda da non risentire dell’effetto delle maree), caratterizzato da fondali sufficientemente ossigenati per consentire lo sviluppo di una ricca fauna di organismi molli responsabili della bioturbazione che caratterizza l’unità.

 


Nome formazione: Calcare di Angolo

Caratteri litologici Parte inferiore: calcari grigio-scuri e neri, a stratificazione indistinta o in grossi banchi, alternati con calcari grigio-scuri, in strati di 30-60 cm; parte superiore: ritmica alternanza di calcari neri con argilliti carboniose bruno-nerastre

Spessore Variabile da poche decine fino a oltre 400 metri

Fossili Ricca la parte superiore, in particolare ammoniti, lamellibranchi, gasteropodi, crinoidi e brachiopodi

Età Anisico Inferiore-Medio

Ambiente di deposizione Mare relativamente aperto, con caratteri di piattaforma carbonatica essenzialmente subtidali

Rapporti stratigrafici Il limite inferiore è con la Carniola di Bovegno; quello superiore è generalmente col Calcare di Camorelli a occidente, mentre col Calcare di Prezzo a oriente

Affioramenti Gruppo delle Grine, versante nord della Val Taleggio, Valle del Drago, valle del T. Acqualina



Sezione di Calcare di Angolo sul primo degli Scudi Tremare (Grignone)

 

Calcare di Camorelli

In successione al Calcare di Agnolo segue sovente la formazione del Calcare di Camorelli (fino a pochi anni fa le due formazioni non venivano distinte). La formazione raggiunge spessori di anche 200 metri nel settore centro-occidentale, ma va esaurendosi rapidamente verso oriente dove è generalmente sostituita dl Calcare di Prezzo. Il Calcare di Camorelli documenta lo sviluppo di estese piane carbonatiche tidali, in cui cioè la deposizione dei sedimenti è governata dal flusso e dal riflusso della marea. E’ costituito da calcari e calcari dolomitici di colore grigio chiaro, a stratificazione massiccia, e marne argillose. L’unità affiora nel settore ad occidente della Valle Seriana, in Valle Brembana, ma non è invece presente ad oriente della Valle Seriana.

Il limite inferiore è con il Calcare di Angolo ed è definito dalla comparsa del primo banco algale.

Il limite superiore con il Calcare di Prezzo è ovunque netto, evidenziato dalla comparsa di calcari e calcari marnosi neri bioclastici con crinoidi, brachiopodi ed ammoniti che ricoprono le dolomie ed i calcari stratificati del Calcare di Camorelli; al tetto del Calcare di Camorelli sono spesso presenti evidenze di emersione, rappresentate da brecciole e livelli argillosi rossastri.

Il contenuto fossilifero è ricco e vario: sono presenti alghe, foraminiferi, bivalvi, gasteropodi, echinodermi e, meno frequentemente, brachiopodi.

Il Calcare di Camorelli raccoglie le successioni di mare prevalentemente basso che testimoniano lo sviluppo di estese piane carbonatiche tidali caratterizzanti il Bacino Lombardo nell’Anisico Medio-Superiore.

 


Nome formazione: Calcare di Camorelli

Caratteri litologici Calcari dolomitici e dolomie con cicli da subtidali a peritidali con diffuse alghe dasycladacee e laminazioni stromatolitiche planari

Spessore In Valle Brembana supera i 200 metri

Fossili Diffuse alghe dasycladacee, piccoli foraminiferi bentonici, bivalvi, gasteropodi, echinodermi, brachiopodi

Età Anisico Medio-Superiore

Ambiente di deposizione Mare basso, con caratteri di piattaforma carbonatica tidale

Rapporti stratigrafici Il limite inferiore è con il Calcare di Angolo; il limite superiore è con il Calcare di Prezzo, evidenziato dalla comparsa di calcari marnosi neri

Affioramenti Valle Brembana e settore occidentale della Valle Seriana, associato al Calcare di Agnolo



 

Calcare di Prezzo

Il Calcare di Prezzo affiora in modo discontinuo a causa del ridotto spessore e delle caratteristiche litologiche. La sua presenza è evidenziata morfologicamente da una piccola cengia tra il Calcare di Angolo ed il calcare di Esino. Gli affioramenti costituiscono una ristretta fascia, presente in Valle Brembana tra i massicci del Monte Ortighera e della Cima di Menna; limitatamente nella valle del torrente Ogna.

Questa formazione è facilmente distinguibile dal Calcare di Camorelli, ma difficile da distinguere dal Calcare di Agnolo perché anche il Calcare di Prezzo ha una colorazione grigio-nera, dovuta all’elevato contenuto carbonioso nel calcare e nelle marne che lo costituiscono, il quale deriva dai residui organici degli organismi morti. Lo spessore di questa formazione non supera generalmente i 50 metri (ad eccezione della valle del torrente Ogna, dove gli affioramenti raggiungono lo spessore di 100 metri). Il Calcare di Prezzo giace sul Calcare di Angolo. Superiormente invece, dove la formazione è poco presente, passa a calcari dolomitici in strati progressivamente crescenti di spessore, riferiti alla formazione di Esino; dove invece l’unità raggiunge gli spessori maggiori, passa alla Formazione di Buchenstein col limite sovente contraddistinto da livelli di tufiti, vulcanoclasti e selci verdastre o grigie.

L’unità è molto ricca di fossili, soprattutto ammoniti e  lamellibranchi, più rari i brachiopodi e i gasteropodi. L’ambiente di deposizione è quindi una transizione tra la piattaforma carbonatica e il mare aperto, con bracci di mare relativamente profondi, nei cui fondali poco ossigenati si potevano depositare, assieme ai sedimenti marini e agli apporti terrigeni provenienti dalle terre emerse, anche le sostanze organiche. La collocazione temporale è quella dell’Anisico Superiore.

 


Nome formazione: Calcare di Prezzo

Caratteri litologici Calcari e calcari marnosi da grigi a neri, alternati ritmicamente a marne e argilliti nere; calcari si presentano in strati da centimetrici a decimetrici e sono prevalenti rispetto alle marne

Spessore Di norma non supera i 50 metri

Fossili Ricco in ammoniti e  lamellibranchi, più rari i brachiopodi e i gasteropodi

Età Anisico Superiore

Ambiente di deposizione Un’ampia piattaforma esterna, a sedimentazione terrigeno-carbonatica, talora caratterizzata da condizioni anossiche

Rapporti stratigrafici Il limite inferiore è con il Calcare di Angolo; il limite superiore è con il Calcare di Esino, o con la Formazione di Buchenstein

Affioramenti Una ristretta fasciatra il Monte Ortighera e la Cima di Menna; nella valle del torrente Ogna



 

Formazione di Buchenstein

L’unità in Valle Brembana è generalmente sostituita da pochi metri di facies di passaggio tra il calcare di Prezzo ed il calcare di Esino. Affiora molto limitatamente nella parte centrale della Val Parina, mentre è presente, con maggiore continuità e spessore, in corrispondenza del versante destro della valle del torrente Ogna, dove si osserva un limite abbastanza netto sopra al Calcare di Prezzo, evidenziato dalla comparsa di calcari grigio-scuri generalmente in strati planari, con noduli e liste di selce nera intercalati a strati argilloso-tufacei. Alla sommità di questo nuovo strato sono maggiormente presenti  apporti vulcanoclastici e granuli tufacei (“pietra verde”) in strati anche decimetrici. La Formazione di Buchenstein ha spessore generalmente inferiore ai 50 metri, con uno scarso contenuto fossilifero.

Il limite inferiore è col il Calcare di Prezzo. Il limite superiore è invece con la Formazione di Wengen e corrisponde ad una variazione litologica in genere piuttosto netta, determinata  dall'impostarsi di una sedimentazione terrigena; nei settori dove la Formazione di Wengen non è presente, la Formazione di Buchenstein è delimitata dal Calcare di Esino.

La Formazione di Buchenstein si è deposta nel Ladinico Inferiore entro depressioni di profondità probabilmente non superiore ai 100-300 metri, entro cui si accumulava la micrite dilavata dalle piattaforme carbonatiche adiacenti. L’abbondanza di selce è dovuta alla fioritura dei radiolari, favorita anche dalla saturazione in silice delle acque marine legata all’attività vulcanica. Le vulcanoclastiti rappresentano il prodotto dell’attività esplosiva di centri vulcanici posti a non grande distanza.

 


Nome formazione: Formazione di Buchenstein

Caratteri litologici Calcari da grigi a nerastri compatti, talora nodulari, in strati ben marcati da 10 a 30 cm ed oltre, intercalati da livelli centimetrici di peliti grigio-verdastre

Spessore Molto variabile; non supera i 100 metri

Fossili Scarsi

Età Ladinico Inferiore

Ambiente di deposizione Bacini intrapiattaforma aperti delimitati dalla piattaforma carbonatica, con apporti vulcanoclastici provenienti verosimilmente dai settori più meridionali

Rapporti stratigrafici Il limite inferiore è con il Calcare di Prezzo; il limite superiore è con  la Formazione di Wengen o col Calcare di Esino

Affioramenti Val Parina; versante destro della valle del torrente Ogna



Sezione di Formazione di Buchenstein sulla strada che dal Lago di Lova raggiunge il Rifugio San Fermo (sentiero camuno n° 82)

 

Formazione di Wengen

Si tratta di areniti prevalentemente vulcanoclastiche, con una porzione silicoclastica, di colore grigio scuro-verde, passanti a siltiti e talora a marne o argilliti, in strati decimetrici, seguite da argilliti e peliti scure, in grossi pacchi metrici, a cui seguono marne, calcilutiti e calcari marnosi, calcareniti, marne e argilliti grigio scure in strati di spessore decimetrico intercalati a calcareniti con matrice talora carbonatica, talora vulcanoclastica.

L’unità affiora quasi unicamente sul versante destro della valle del torrente Ogna, oltre la Formazione di Buchenstein. Nei luoghi in cui affiora, la Formazione di Wengen ha uno spessore che varia dai 40-50 metri m verso occidente (Cima Ba) sino a oltre 100 metri verso oriente (in località Spinelli). In Val Sedornia lo spessore si aggira attorno ai 60-70 metri.

Il limite inferiore è sempre con la Formazione di Buchenstein. Il limite superiore è rappresentato dal Calcare di Esino, con il quale la Formazione di Wengen risulta eteropica (si è cioè formata nella stessa epoca e in ambienti vicini), presentando notevoli variazioni laterali di spessore. Talora il limite tra la Formazione di Wengen e il calcare di Esino si realizza con un graduale aumento degli orizzonti di calcari grigi.

La Formazione, dal contenuto fossilifero scarso è attribuita al Ladinico Superiore.

L’ambiente di deposizione è un sistema bacinale articolato in cui la presenza diffusa di vulcanoclastiti testimonierebbe eruzioni vulcaniche a breve distanza. Il materiale vulcanico esposto sulle aree emerse adiacenti avrebbe invece fornito la porzione pelitica della successione. La contemporanea presenza di silicoclasti provenienti dal basamento cristallino suggerisce inoltre l’erosione in atto o del basamento stesso o dei soprastanti sedimenti terrigeni.

 


Nome formazione: Formazione di Wengen

Caratteri litologici Marne e calcari marnosi neri, a stratificazione per lo più indistinta, ed in subordine arenarie e siltiti vulcanoclastiche, e tufiti grigio-verdine, in strati centimetrici talora gradati e laminati

Spessore Molto variabile; da 0 a 200 metri

Fossili Scarsi

Età Ladinico Superiore

Ambiente di deposizione Mare relativamente aperto e articolato, con un significativo apporto terrigeno e vulcanoclastico

Rapporti stratigrafici Il limite inferiore è con la Formazione di Buchenstein; il limite superiore è con il Calcare di Esino

Affioramenti Versante destro della valle del torrente Ogna; Val Sedornia



 

Calcare di Perledo-Varenna

Nella parte occidentale delle Orobie, la Formazione di Wengen è sostituita dal Calcare di Perledo-Varenna, che affiora con una sezione particolarmente potente nella parte medio-superiore del crinale che collega il Passo del Menna con il Passo dell’Orso, a quote comprese tra 1600 e 1900 metri, sul Monte Valgussera e sul versante Nord del Monte Pegherolo. Questa formazione è caratterizzata da calcari neri, in strati di 10-15 cm, con frammenti di crinoidi (quindi fossili), intercalati a calcari marnosi, selce nera e marne argillose. Lo spessore della formazione è di circa 300 metri. Il limite stratigrafico inferiore non è ben affiorante; esso viene posto in corrispondenza della rapida transizione ai calcari grigio chiari o scuri, massivi, con accumuli bioclastici (prevalenti i lamellibranchi) del calcare di Esino. Il limite superiore con il calcare di Esino sommitale è rapido, ma lateralmente evidenzia una marcata eteropia tra le due formazioni. Il contenuto fossilifero è scarso. La formazione viene attribuita al Ladinico Medio-Superiore. L’ambiente di deposizione del calcare di Perledo-Varenna è probabilmente un ristretto solco di mare, non troppo profondo e scarsamente ossigenato, intrapiattaforma.

 


Nome formazione: Calcare di Perledo-Varenna

Caratteri litologici Calcari neri, in strati di 10-15 cm, con frammenti di crinoidi, intercalati a calcari marnosi, selce nera e marne argillose

Spessore Molto variabile; generalmente inferiore ai 300 metri

Fossili Scarsi; rari bivalvi, specialmente del genere Daonella; crinoidi

Età Ladinico Medio-Superiore

Ambiente di deposizione Bacino confinato intrapiattaforma, non eccessivamente profondo

Rapporti stratigrafici I limiti inferiore e superiore sono con il Calcare di Esino

Affioramenti Alta Valle Brembana in corrispondenza del versante nord della Cima di Menna



 

Calcare di Esino

Il Calcare di Esino è una delle unità con gli affioramenti più estesi e continui; alcune delle più conosciute cime delle Prealpi Orobiche, come la Cima di Menna, il Pizzo Arera,  il Pizzo della Presolana, il Pizzo Camino e la Concarena, sono costituite in gran parte dal Calcare di Esino!

Si tratta di una formazione di calcari, calcari dolomitici (cioè con una certa percentuale di dolomite, quindi non solo carbonato di calcio, ma carbonato di calcio e magnesio) e calcareniti di colore dal grigio-chiaro al grigio-scuro, massicci, in banchi anche metrici e privi di un’evidente stratificazione. Lo spessore complessivo della formazione supera anche i 1000 metri e rappresenta il prodotto della deposizione su una piattaforma carbonatica in un contesto a elevata subsidenza (maggiore di 100 metri per ogni milione di anni). Nelle aree orientali, ad evoluzione più bacinale, dove sono presenti

le eteropiche unità di Buchenstein, Wengen e/o Perledo-Varenna, il Calcare di Esino presenta spessori compresi tra 400 e 500 metri.

Il limite inferiore è generalmente con il Calcare di Prezzo e localmente con le Formazioni di Buchenstein e Wengen e col Calcare di Perledo-Varenna, con i quali risulta eteropico, o col Calcare di Angolo; in tutti questi casi il limite, da netto a transizionale, viene posto in corrispondenza della comparsa di calcareniti e calciruditi grigio-nocciola stratificate o massive che caratterizzano la base di questa formazione. Il limite superiore con i carbonati peritidali del Calcare Rosso in genere è netto, evidenziato dalla presenza di una discontinuità stratigrafica localmente evidenziata anche da

un livello a “terra rossa”. Dove il Calcare Rosso non è presente, il Calcare di Esino è ricoperta dal Calcare Metallifero Bergamasco o dalla Formazione di Breno; il contatto è netto ed evidenziato dalla comparsa di calcari dolomitici o dolomie grigio-bluastre.

Il Calcare di Esino è riferibile alla parte sommitale dell’Anisico e tutto il Ladinico.

Il contenuto fossilifero è veramente ricco e annovera alghe dasycladacee, lamellibranchi, gasteropodi, foraminiferi, poriferi, coralli, crinoidi, brachiopodi e ammoniti.

La potente e differenziata struttura rocciosa del Calcare di Esino documenta l’evoluzione areale e temporale di un articolato sistema deposizionale di piattaforma carbonatica, comprensivo di numerosi e differenziati ambienti, dai transazionali, alle successioni di bacino, ai margini biocostruiti (reef), sino alla piattaforma interna (lagune subtidali aperte, ristrette e piane tidali). Essendone conservate solo parti oggi disgiunte dalla tettonica, non è possibile ricostruire la paleogeografia d’insieme e stabilire se questi lembi appartenessero a un solo complesso, sia pure con ampie lobature e profondi bacini all’interno della piattaforma, come avviene oggi per il complesso delle Bahamas, oppure fossero corpi separati tra di loro.

 


Nome formazione: Calcare di Esino

Caratteri litologici Calcari, calcari dolomitici e dolomie grigio chiari, a stratificazione grossolana o massicci

Spessore Formazione molto potente; spessori tra i 400 e i 1000 metri

Fossili Riccamente fossilifero

Età Anisico Superiore-Ladinico

Ambiente di deposizione Piattaforma carbonatica con elevata subsidenza

Rapporti stratigrafici Il limite inferiore è vario: Calcare di Prezzo, Formazione di Buchenstein e Wengen, Calcare di Angolo, Calcare di Perledo-Varenna; il limite superiore è col Calcare Rosso, Calcare Metallifero Bergamasco, Formazione di Breno

Affioramenti Costituisce la maggior parte dei massicci carbonatici settentrionali



 

Calcare di Esino sul versante sud del Pizzo della Presolana; si noti come le strutture risultino prive di un'evidente stratificazione

 

 

Calcare Rosso

Questa formazione è costituita da calcari stratificati di colore da grigio chiaro a grigio scuro con orizzonti rosati e rossovinati e con alcune intercalazioni di spessore sino a decimetrico di paleosuoli a "terra rossa". I livelli carbonatici sono costituiti da originari calcari peritidali (desposti cioè in zone interessate dai movimenti di maree), interessati da complesse e polifasiche esposizioni subaeree, ovvero emersioni anche prolungate dei bassi fondali, testimonianza di una elevata dinamicità tettonica del periodo, evidenziate dalla fratturazione e dall’inarcamento degli strati.

La formazione affiora dalla Valle Brembana (sul versante sud della Val Parina e tra Camerata Cornello e Lenna) sino alla media Valle Seriana; più ad oriente questa unità non sembra essere presente.

Il limite inferiore è col Calcare di Esino, evidenziato dalla presenza di un livello a colorazione rossastra; il limite superiore è con la Formazione di Breno, anch’esso netto e ubicato in corrispondenza delle ultime intercalazioni di argilliti verdi e rosse e per comparsa di calcari grigio chiari ben stratificati. Lo spessore tipico degli affioramenti va dai 20 ai 50 metri, con rari contenuti fossiliferi, costituiti principalmente da gasteropodi e alghe dasycladacee.

L’età della formazione è collocabile al Ladinico Superiore.

La deposizione dell'unità è avvenuta in un ambiente di piattaforma carbonatica, con periodiche e lunghe parentesi sopratidali, delimitata da aree carbonatiche emerse. Il Calcare Rosso testimonia un’importante fase di emersione della piattaforma carbonatica ladinica.

Per via della sua colorazione e delle buone caratteristiche litologiche, il Calcare Rosso è stato intensamente “coltivato” in diverse cave (es. Cava Remuzzi) e commercializzato col nome di “marmo arabescato orobico”.

 


Nome formazione: Calcare di Rosso

Caratteri litologici Calcari di colore rosato, rosso e nocciola chiaro, ben stratificati

Spessore Tra i 20 e i 50 metri

Fossili Scarso contenuto fossilifero

Età Ladinico Superiore

Ambiente di deposizione Piattaforma carbonatica con periodiche e lunghe emersioni

Rapporti stratigrafici Il limite inferiore è col Calcare di Esino; il limite superiore è con la Formazione di Breno

Affioramenti A nord di Camerata Cornello, a partire da Darco



 

Formazione di Breno

L’introduzione di questa unità è recente; fino a poco fa la si considerava parte integrante del Calcare di Esino o del Calcare Metallifero. Generalmente la Formazione di Breno è caratterizzata da una successione di calcari grigio-chiari, in strati e banchi di spessore sino al metro, che costituiscono ripide scarpate al tetto del Calcare di Esino. L’unità affiora lungo il versante ovest della Valle Brembana da Darco fin verso Olmo al Brembo e in Valle Seriana sino alla valle del torrente Ogna.

Lo spessore massimo, di circa 200 metri, si raggiunge nella media Valle Brembana, ma si riduce a circa 50 metri lungo il versante destro della Valle Seriana.

La Formazione di Breno poggia sul Calcare Rosso, solo localmente sul Calcare di Esino; il limite superiore è con il Calcare Metallifero Bergamasco, in genere netto ed evidenziato dalla comparsa di calcari grigio-scuri e meglio stratificati.

I fossili più significativi sono costituiti da alghe dasycladacee, gasteropodi e piccoli lamellibranchi.

La formazione viene attribuita al Carnico Inferiore.

L'ambiente deposizionale della Formazione di Breno è una piattaforma carbonatica interna, con ambienti lagunari e di piana tidale (cioè piane in cui la deposizione delle sostanze è governata dalle correnti di marea).

 


Nome formazione: Formazione di Breno

Caratteri litologici Calcari grigi in strati da 20 cm a 1 metro

Spessore Tra i 50 e i 200 metri

Fossili Scarso contenuto fossilifero

Età Carnico Inferiore

Ambiente di deposizione Piattaforma carbonatica peritidale

Rapporti stratigrafici Il limite inferiore è col Calcare Rosso, localmente col Calcare di Esino; il limite superiore è con il Calcare Metallifero Bergamasco

Affioramenti A nord di Camerata Cornello, a partire da Darco



 

Evidente il passaggio dai calcari grigio chiari del Calcare di Breno e i calcari e le argilliti nerastre del Calcare di Agnolo sul versante ovest del Monte Ferrante (visto dalla Cima degli Omini)

Calcare Metallifero Bergamasco

Gli affioramenti di questa unità seguono la distribuzione della sottostante Formazione di Breno dalla Valle Brembana sino alla valle del torrente Ogna. Il Calcare Metallifero Bergamasco è costituito da calcari grigio-scuri ben stratificati e da calcareniti fini, di spessore decimetrico, con intercalazioni di stromatoliti planari dolomitizzate (che si formano per intrappolamento ad opera di alghe e/o batteri, di sedimento particellare molto fine, costituito da fango carbonatico). Nella

parte superiore dell'unità sono più frequenti sottili intercalazioni marnose con liste di selce nera, soprattutto in corrispondenza della media Valle Brembana.

Nelle zone dove il Calcare Metallifero Bergamasco risulta mineralizzato sono presenti colonne e filoni spessi sino a decine di metri riempite da sedimenti interni carbonatici, silicei e mineralizzazioni a fluorite, barite, blenda, galena. Le strutture sono considerate di origine  paleo-carsica, a indicare lunghi periodi di emersione delle zone interessate dalla deposizione. Gli spessori di questa unità è compresa tra circa 20 metri (in Valle Brembana) e 50 metri (in Valle del Risoe Val Seriana). Il limite inferiore è con la Formazione di Breno; superiormente l'unità passa rapidamente alle marne nere della Formazione di Gorno o alle arenarie e siltiti verdi dell'Arenaria di Val Sabbia.

I fossili sono scarsi e limitati ad alghe dasycladacee, gasteropodi, lamellibranchi e foraminiferi bentonici. L’unità è attribuita al Carnico Inferiore.

L'ambiente deposizionale del Calcare Metallifero Bergamasco è una piana tidale, attigua a lagune costiere, a sedimentazione prevalentemente carbonatica, soggetta ad emersioni con fenomeni di tipo carsico.

 


Nome formazione: Calcare Metallifero Bergamasco

Caratteri litologici Calcari grigio-scuri ben stratificati, calcareniti fini, stromatoliti e liste di selce nera

Spessore Tra i 20 e i 50 metri

Fossili Scarso contenuto fossilifero

Età Carnico Inferiore

Ambiente di deposizione Piana tidale attigua a lagune costiere

Rapporti stratigrafici Il limite inferiore è con la Formazione di Breno; il limite superiore è con la Formazione di Gorno o con l’Arenaria della Val Sabbia

Affioramenti Media Valle Brembana sino alla valle del torrente Ogna



 

Monte Pegherolo versante sud; evidente il passaggio tra i banchi massicci del Calcare di Esino e la soprastante successione carnica a stratificazione orizzontale costituita dalla Formazione di Breno e dal Calcare Metallifero Bergamasco

Sezioni di Calcare Metallifero Bergamasco esposte a lato della strada che da Plassa di Zambla sale al Rifugio SABA

Argillite di Lozio

Limitatamente al settore immediatamente a sud del Massiccio della Concarena e nelle vicinanze di Ave di Ardesio, affiora un’unità indicata come Argillite di Lozio, costituita da argille e siltiti micacee estremamente povere in carbonato di calcio, con uno spessore massimo attorno ai 10-15  metri. Il limite inferiore dell’unità con la Formazione di Breno, è netto; superiormente evolve nella Formazione di San Giovanni Bianco. Nell’unità, attribuita al Carnico Inferiore, non sono stati osservati fossili. L’unità registra un importante evento di apporto di materiale terrigeno fine nel settore settentrionale del Bacino Lombardo, depostosi su fondali scarsamente ossigenati.

 


Nome formazione: Argillite di Lozio

Caratteri litologici Argille e siltiti micacee povere in carbonato di calcio

Spessore Tra i 10 e i 15 metri

Fossili Non rinvenuti

Età Carnico Inferiore

Ambiente di deposizione Laguna costiera con elevato apporto terrigeno

Rapporti stratigrafici Il limite inferiore è con la Formazione di Breno; il limite superiore è con la Formazione di San Giovanni Bianco

Affioramenti A sud del Massiccio della Concarena



 

Arenaria della Val Sabbia

Questa formazione affiora estesamente nel settore occidentale tra Camerata Cornello ed Oltre il Colle; più a oriente gli affioramenti diventano discontinui e lenticolari, per la progressiva chiusura dell’unità nell’eteropica formazione di Gorno.

L'unità è caratterizzata da siltiti ed arenarie grigie, verdi o rossastre, molto compatte e ben stratificate in banchi di spessore da decimetrico a metrico. Nel settore occidentale si può ben distinguere una porzione basale di colore grigio-verdastro, seguita da arenarie di colore rosso cupo ed infine un secondo intervallo di arenarie verdi. Le tonalità verdi derivano dai materiali provenienti dallo smantellamento degli edifici vulcanici, mentre il rosso deriva dall’ossidazione dei minerali ferrosi. L’unità risulta costituita essenzialmente da feldspati e frammenti di rocce vulcaniche, e nettamente in subordine da quarzo.

L’Arenaria di Val Sabbia raggiunge in media Valle Brembana uno spessore di circa 500 metri presso Camerata Cornello, ma e tende a chiudersi progressivamente verso nord ed est. Infatti

da Oltre il Colle verso la Valle del Riso lo spessore si riduce progressivamente da 120 metri a qualche decina di metri e tende ad azzerarsi verso Ardesio, dove viene totalmente sostituita dall’eteropica Formazione di Gorno.

L’arenaria di Val Sabbia poggia generalmente, con contatto netto e concordante, sulle unità prevalentemente carbonatiche del Carnico Inferiore (Formazione di Gorno e Calcare Metallifero Bergamasco); più limitatamente poggia sul Calcare di Esino. Il limite superiore, più graduale, è coi calcari micritici, marnoso-siltosi grigio-scuri della Formazioni dei Gorno; solo limitatamente l’Arenaria di Val Sabbia passa direttamente alla Formazione di San Giovanni Bianco.

Il contenuto fossilifero di questa unità, riferibile al Carnico Medio, è praticamente nullo. L’ambiente di deposizione di questa unità è, verosimilmente, un esteso e potente cuneo clastico, con ambienti prevalentemente fluviali e di piana alluvionale a meridione e deltizio-marino verso settentrione ed oriente, delimitato dalle lagune costiere a sedimentazione carbonatica della Formazione di Gorno. Gli ingenti apporti di materiale clastico sono da riferire alla strutturazione, a sud di quest’area, di un arco vulcanico. La colorazione rossa è interpretata come il prodotto di deposizione in ambienti prevalentemente ossidanti, emersi, mentre la colorazione verde è riferita ad ambienti riducenti, sommersi.

 


Nome formazione: Arenaria di Val Sabbia

Caratteri litologici Arenarie medie e fini e siltiti di colore da rosso violaceo cupo a grigio-verdastro, in strati decimetrici

Spessore Tra i 150 e i 500 metri

Fossili Non rinvenuti

Età Carnico Medio

Ambiente di deposizione Ambienti fluviali e di piana alluvionale

Rapporti stratigrafici Il limite inferiore è con la Formazione di Gorno e col Calcare Metallifero Bergamasco; il limite superiore è con la Formazione di Gorno o con la Formazione di San Giovanni Bianco

Affioramenti Tra Camerata Cornello ed Oltre il Colle



 

Formazione di Gorno

La Formazione di Gorno è costituita da una successione mista carbonatico-pelitica (una roccia derivante da un sedimento clastico di granulometria molto fine), costituita prevalentemente da alternanze di calcari grigio-scuri a grana finissima (micritici), marnosi, marnoso-siltosi, spesso ricchi in lamellibranchi e bioturbazioni, e peliti e marne grigio-nerastre raramente laminate. Gli strati hanno spessori pluridecimetrici, sono piano-paralleli, raramente nodulari o con geometrie lenticolari. Lo spessore della Formazione di Gorno è estremamente variabile, anche a causa delle eteropie presenti; varia dai circa 120 metri tra San Giovanni Bianco e Lenna, ai circa 160 metri nel settore di Dossena - Oltre il Colle, per superare i 250 metri nella valle del Riso e presso Ardesio.

L'unità ha generalmente come base il Calcare Metallifero Bergamasco nel settore orientale, con un limite netto, posto in corrispondenza dalla comparsa di marne e/o calcari marnosi grigio scuri, mentre l’Arenaria di Val Sabbia nel settore occidentale, con un limite più graduale, evidenziato dal progressivo incremento di calcareniti e calcari marnoso-siltosi di colore grigio scuro. Al tetto della formazione possiamo avere o l’Arenaria di Val Sabbia o la Formazione di San Giovanni Bianco.

La Formazione di Gorno è nota per l'abbondante contenuto fossilifero (probabilmente la più fossilifera tra le unità carniche) che va dai lamellibranchi, ai nautiloidi, agli ammonoidi.

L’età della formazione, in base ai fossili contenuti, è ascrivibile al Carnico.

L'ambiente deposizionale della Formazione di Gorno è quello di un’ampia laguna-baia a sedimentazione mista carbonatico-terrigena fine. I silicoclasti intercalati alla parte carbonatica, infatti, rappresentano molto probabilmente gli apporti delle porzioni distali del sistema fluvio-deltizio responsabile dell'Arenaria di Val Sabbia. Le strutture sedimentarie presenti indicano ambienti relativamente poco profondi, con condizioni di buona ossigenazione al fondo.

 


Nome formazione: Formazione di Gorno

Caratteri litologici Alternanze di calcari scuri ben stratificati, spesso bioclastici

e/o oolitici, e argilliti e marne nere, areniti fini e siltiti verdastre

Spessore Tra i 120 e i 250 metri

Fossili Ricco e vario contenuto fossilifero

Età Carnico

Ambiente di deposizione Laguna-baia a sedimentazione mista carbonatico-terrigena

Rapporti stratigrafici Il limite inferiore è con il Calcare Metallifero Bergamasco o con l’Arenaria di Val Sabbia; il limite superiore è con la Formazione di San Giovanni Bianco o con l’Arenaria di Val Sabbia

Affioramenti Sul versante destro della Valle Brembana, tra Camerata Cornello e Cespedosio e tra Olmo al Brembo e Averara; da Camera Cornello a Dossena, e con continuità si estende dall’alta Val Parina alla conca di Oltre il Colle, sino alla media Valle Seriana (Ardesio - Villa d’Ogna).



Sezioni di Formazione di Gorno esposte nel parcheggio all'inizio del paese di Oneta

Dettaglio della stratificazione

 

Formazione di San Giovanni Bianco

La Formazione di San Giovanni Bianco affiora in modo discontinuo lungo il versante sinistro della media Valle Brembana. Si caratterizza per l'eterogeneità dei litotipi presenti. Sono infatti riconoscibili due strutture differenti: una è prevalentemente arenaceo-siltosa (arenarie medio-fini, siltiti, verdastre e localmente rossastre) e occupa una posizione stratigrafica inferiore, l’altra è carbonatico-pelitica con sacche evaporitiche contenenti gessi. Per questa sua caratteristica la formazione è stata “coltivata” in passato per l’estrazione del gesso. Il contenuto carbonatico è rappresentato da dolomie grigie, talora con laminazioni stromatolitiche (già descritte nel Calcare Metallifero Bergamasco), dolomie marnose, calcari dolomitici vacuolari di colore bruno giallastro, con intercalazioni anche decimetriche di argilliti verdi. Lo spessore della formazione risulta difficilmente valutabile a causa delle deformazioni tettoniche alpine, e i valori medi si mantengono attorno ai 140 metri. La formazione poggia sulla formazione di Gorno o sull’arenaria di Val Sabbia; superiormente è ricoperta dalla Dolomia Principale.

Il contenuto fossilifero di questa unità è praticamente nullo. L’età è ascrivibile al Carnico Superiore.

L’ambiente di deposizione è quello di un'area costiera poco profonda, a sedimentazione mista carbonatico-terrigena delimitata a meridione da un apparato fluviale-deltizio, con una evoluzione verticale caratterizzata dalla progressiva diminuzione degli apporti terrigeni.

 


Nome formazione: Formazione di San Giovanni Bianco

Caratteri litologici Unità eterogenea costituita da alternanze di arenarie, peliti e dolomie, con rari calcari

Spessore Circa 140 metri

Fossili Scarso

Età Carnico Superiore

Ambiente di deposizione Area costiera poco profonda, a sedimentazione mista carbonatico-terrigena

Rapporti stratigrafici Il limite inferiore è con la Formazione di Gorno o con l’Arenaria di Val Sabbia; il limite superiore è con la Dolomia Principale

Affioramenti Versante sinistro della Valle Brembana



 

Formazione di Castro Sebino

L’ultima unità dell’inizio del Triassico superiore, piuttosto discontinua, ma che non possiamo tralasciare, è la Formazione di Castro Sebino, affiorante limitatamente alla base della Dolomia Principale nell’alta valle di Dossena-Corone, nel settore di Lepreno-Val Serina e in alta Valle Piana sul crinale della Corna Lunga. Le rocce sono costituite in prevalenza da brecce calcaree, irregolarmente stratificate o in banchi massivi amalgamati, con clasti da grigio nocciola a grigio scuri intercalati in matrici di calcari grigio chiari e scuri, molto compattati, con numerose fratture tensionali, con qualche sottile intercalazione marnosa. Lo spessore dell'unità è di difficile valutazione; mediamente è quantificabile in 50-100 metri. Inferiormente l’unità poggia sulla Formazione di San Giovanni Bianco; superiormente è a contatto con la Dolomia Principale.

Il contenuto fossilifero è praticamente nullo; l’età è attribuita al Carnico Superiore.

L’ambiente di deposizione è un bacino tettonicamente attivo di rift (come la Rift-Valley in Africa) ricco di brecce di scarpata, ma privo di apporti terrigeni.

 


Nome formazione: Formazione di Castro Sebino

Caratteri litologici Brecce a clasti calcarei organizzate in grosse bancate

Spessore Tra i 50 e i 100 metri

Fossili Scarso

Età Carnico Superiore

Ambiente di deposizione Bacino tettonicamente attivo di rift

Rapporti stratigrafici Il limite inferiore è con la Formazione di San Giovanni Bianco; il limite superiore è con la Dolomia Principale

Affioramenti Tra Dossena e Corone; nel settore di Lepreno-Val Serina; sulla Corna Lunga



Potenti sezioni di Formazione di Castro Sebino esposte nella Valle dei Mulini di Rusio

 

Dolomia Principale

Si tratta di una tra le formazioni più estese e costituisce i gruppi montuosi del Monte Zucco (di San Pellegrino), il Gruppo del Monte Sornadello, i Monti Cancervo e Venturosa, i monti della Valle Stabina, lo Zuccone Campelli e la Corna Grande, il Monte Alben , il Pizzo Formico e il Resegone solo per citarne alcuni!

L’unità è caratterizzata principalmente da dolomie e calcari dolomitici di colore grigio o grigio biancastro, compatti e massicci, stratificati in grossi banchi, con frequenti laminazioni a carattere stromatolitico. La formazione viene solitamente distinta in: membro basale, caratterizzato dalla presenza di dolomie più scure e laminate; Dolomia Principale medio-inferiore, che forma la porzione più consistente dell’unità ed è costituita da sequenze monotone di dolomie grigio chiaro, massive, alquanto omogenee, con rari bioclasti, organizzate in banconi spessi fino a 20 metri intercalati da orizzonti a bancatura più sottile; Dolomia Principale superiore descritta come

un’alternanza di corpi di megabrecce grigio-chiaro di areniti dolomitiche di colore nero e grigio scuro sottilmente stratificate e laminate.

Lo spessore complessivo è di difficile valutazione a causa dei movimenti tettonici, ma dovrebbe essere superiore ai 1000 metri, forse potrebbe superare i 1500 metri.

Il limite inferiore con la Formazione di Castro Sebino è raramente osservabile, mentre è più netto il limite con  la Formazione di San Giovanni Bianco. Lateralmente la parte medio-superiore dell’unità è eteropica con il Gruppo dell’Aralalta, mentre superiormente può essere ricoperta dal Calcare di Zorzino, dall’Argillite di Riva di Solto o addirittura dal Calcare di Zu, secondo la posizione paleogeografica nell’ambito dell’evoluzione in alti e fosse, che si instaurò nella regione durante il Triassico Superiore.

Il contenuto fossilifero nel membro basale è discreto e identificabile in alghe dasycladacee, lamellibranchi e gasteropodi. L’età della formazione è ascrivibile al Carnico Superiore-Norico.

L'ambiente deposizionale della Dolomia Principale è una vasta piattaforma carbonatica dolomitizzata, con ambienti lagunari e di piana tidale.

 


Nome formazione: Dolomia Principale

Caratteri litologici Dolomie grigio-chiare

Spessore Superiore ai 1000 metri

Fossili Alghe dasycladacee, lamellibranchi e gasteropodi

Età Carnico Superiore - Norico

Ambiente di deposizione Piattaforma carbonatica dolomitizzata

Rapporti stratigrafici Il limite inferiore è con la Formazione di San Giovanni Bianco o con la Formazione di Castro Sebino; il limite superiore è con il Calcare di Zorzino, con l’Argillite di Riva di Solto o con il Calcare di Zu

Affioramenti Dalla Valle Stabina sino a Zogno; costituisce i gruppi montuosi del Monte Zucco, Monte Alben e Pizzo Formico



Una bella sezione del membro medio-inferiore della Dolomia Principale è esposta nella famosa falesia di Cornalba

Imponenti sezioni di Dolomia Principale sono esposte in Val Vertova

Dolomie Zonate

la Formazione delle Dolomie Zonate, con il Calcare di Zorzino appartiene al Gruppo dell’Aralalta, eteropico alla Dolomia Principale. L'unità comprende sedimenti carbonatici ben stratificati di bacino intrapiattaforma. In Valle Brembana le Dolomie Zonate affiorano estesamente nelle successioni di San Pellegrino Terme, Spettino - Monte Zucco, nella valle di Bracca, sul versante occidentale del Monte Alben sino a Selvino e in una ampia fascia disposta tra la Cima di Piazzo e il Monte Aralalta a nord e Catremerio a sud.

Nel settore orientale l'unità affiora nel gruppo montuoso del Pizzo Formico - Monte Grione, in Val Gandino e in Val Rossa. Le sezioni stratigrafiche più caratteristiche ed accessibili affiorano lungo la strada che sale a Spettino e lungo la strada che collega Aviatico con Costa Serina. Le Dolomie Zonate sono costituite da alternanze di calcareniti-calcisiltiti (le seconde sarebbero sedimenti di origine carbonatica –calc- molto fini –siltiti) dolomitizzate grigio scure, in strati spessi sino a decine di centimetri, con clasti millimetrici di marne dolomitiche scure finemente laminate e con ossidi di ferro dal colore di alterazione bruno-rossastro. Lo spessore delle Dolomie Zonate è estremamente variabile: nullo in alcuni settori della Valle Brembana, aumenta rapidamente verso est raggiungendo oltre 150 metri sul versante occidentale del Monte Alben. In Valle Seriana l’unità presenta spessori variabili da 50 ad oltre 200 metri (Valle Rossa, Valle Vertova).

Il limite inferiore delle Dolomie Zonate è transizionale con la Dolomia Principale, (con la quale risultano eteropiche) e viene ubicato in corrispondenza della prevalenza delle dolomie grigie o grigio scure stratificate sulle dolomie grigie della Dolomia Principale. Superiormente e lateralmente l'unità passa, sempre con limite transizionale, ai calcari neri ben stratificati del soprastante ed eteropico Calcare di Zorzino; più raramente, è in contatto netto con l'Argillite di Riva di Solto.

Il contenuto fossilifero di questa unità è scarso. L’unità è attribuita al Norico Medio.

Le strutture e le geometrie individuate testimoniano un ambiente deposizionale in cui erano presenti blandi pendii che raccordavano la piattaforma carbonatica della Dolomia Principale a ristretti bacini intrapiattaforma con fondali prevalentemente anossici (poco ossigenati).

 


Nome formazione: Dolomie Zonate

Caratteri litologici Alternanze di calcareniti e calcisiltiti dolomitizzate grigio scure, in strati decimetrici, con clasti millimetrici di marne dolomitiche

Spessore Molto variabile; generalmente inferiore ai 200 metri

Fossili Scarsi

Età Norico Medio

Ambiente di deposizione Ambiente subtidale entro un bacino intrapiattaforma attivato da faglie in contesto estensionale

Rapporti stratigrafici Il limite inferiore è con la Dolomia Principale; il limite inferiore è con il Calcare di Zorzino o con l'Argillite di Riva di Solto

Affioramenti San Pellegrino Terme; Spettino - Monte Zucco; valle di Bracca; Monte Alben - Selvino disposta; Cima di Piazzo – Catremerio; Pizzo Formico - Monte Grione



 

Sezione di Dolomie Zonate esposta lungo il sentiero 24 da Moggio verso i Piani d'Artavaggio

Sezione di Dolomie Zonate esposta a poca distanza dal Rifugio Casari, su cui sono state anche tracciate alcune vie di arrampicata

 

Calcare di Zorzino

Il Calcare di Zorzino, che fino a poco tempo fa veniva cartografato come “calcari neri compatti

in strati sottili” e compreso nella Formazione delle Dolomie Zonate, ha recentemente assunto il titolo di formazione e costituisce con queste ultime il Gruppo dell’Aralalta.

L’unità affiora nel settore nord della Val Taleggio, estesamente e con continuità sul versante sinistro della Valle Seriana ed in Valle Borlezza, tra Zorzino e il Lago di Gaiano, a Sovere, ed a nord di Endine, al di sopra delle Dolomie Zonate. Una sezione rappresentativa affiora lungo la strada comunale che da Barzizza sale alla Cresta del Farno.

Il Calcare di Zorzino è costituito in prevalenza da una successione di calcari micritici neri, in strati dai piani paralleli, di alcuni centimetri di spessore, con sottili intercalazioni di marne nere, più diffuse nella parte superiore dove si associano anche strati millimetrici di calcari neri marnosi, ricchi in sostanza organica e localmente fossiliferi.

Lo spessore del Calcare di Zorzino presenta variazioni significative: presso San Pellegrino Terme ed in Valle Bracca gli spessori sono nulli o poche decine di metri, sul versante sinistro della Valle Seriana ed in Valle Borlezza gli spessori aumentano rapidamente sino a 400-500 metri; in Val Gandino raggiungono probabilmente i 700-800 metri. Il limite inferiore è con le Dolomie Zonate da cui si distingue per la netta stratificazione, per il colore scuro e per il prevalere dei litotipi calcarei; localmente poggia sulla Dolomia Principale. Il limite superiore è con l’Argillite di Riva di Solto e caratterizzato dal passaggio da calcari neri ad alternanze di argilliti e marne con calcari marnosi intercalati.

La parte superiore della formazione risulta riccamente fossilifera: numerose località nelle valli Brembana (Endenna, Poscante) e Seriana (Cene) hanno consentito di raccogliere una numerosa e peculiare fauna di pesci, vertebrati, crostacei, rari coralli ed echinodermi.

Il Calcare di Zorzino documenta ambienti deposizionali di bacino intrapiattaforma non molto profondi e con un elevato tasso di accumulo dei fanghi carbonatici esportati dalla piattaforma della Dolomia Principale; l’assenza di fauna bentonica (che, oltre a praticamente tutte le alghe pluricellulari, comprende animali sessili e tubicoli che vivono nel sedimento della superficie del fondale marino) evidenzia la presenza di fondali in prevalenza anossici (con scarsa ossigenazione). Tali condizioni hanno favorito l’eccezionale conservazione dei resti di vertebrati.

L’età della formazione è attribuibile al Norico Medio.

 


Nome formazione: Calcare di Zorzino

Caratteri litologici Successione monotona di calcilutiti nere o grigio-scure, in strati prevalentemente planari di 10-30 cm, talora suddivisi da sottili livelli di marne nerastre, con laminazioni millimetriche

Spessore Molto variabile; da 100 a 800 metri

Fossili Riccamente fossilifero; vertebrati (pesci e rettili), artropodi, crinoidi, coralli e bivalvi

Età Norico Medio

Ambiente di deposizione Esteso bacino intrapiattaforma, molto subsidente, caratterizzato da fondali anossici e con circolazione ristretta

Rapporti stratigrafici Il limite inferiore è con le Dolomie Zonate, localmente con la Dolomia Principale; il limite superiore è con l'Argillite di Riva di Solto

Affioramenti Nord della Val Taleggio, versante sinistro della Valle Seriana, Valle Borlezza, tra Zorzino e il Lago di Gaiano, Sovere, nord di Endine



 

Argillite di Riva di Solto

I punti di affioramento più estesi dell’Argillite di Riva di Solto sono presso San Pellegrino Terme, nelle valli dei torrenti Ambra e Ambriola (a monte della Fonte Bracca c’è una sezione completa della formazione) e nella Val Vertova, sulle pendici della Cima di Cavlera, ma anche nelle Valli Imagna e Brembilla. L' Argillite di Riva di Solto è stata distinta in due unità, una inferiore e una superiore. La litozona inferiore è caratterizzata da argilliti e argilliti marnose nere, molto compattate, fogliettate,  in banchi planari anche di alcuni metri di spessore ed è sviluppata solo nelle aree di massimo spessore dell'unità. La litozona superiore è caratterizzata da una evidente ciclicità degli strati, evidenziata dalle intercalazioni di calcari marnosi e micritici (formati cioè da granuli finissimi). Questi cicli sono caratterizzati da una porzione inferiore argillitico-marnosa, da una porzione mediana a contenuto di carbonato crescente e una superiore costituita nuovamente da calcari a grana finissima, in cima alla quale, spesso, ci sono sottili croste di ossidi di ferro.

Lo spessore dell’Argillite di Riva di Solto è difficilmente valutabile a causa delle deformazioni tettoniche;  gli spessori massimi, circa 320 metri, si trovano nella sezione di Fonte Bracca, negli altri settori varia daglia 80 ai 120 metri.

Il limite inferiore della formazione è sempre netto ed evidenziato dalla comparsa di argilliti e argilliti marnose nere sopra le Dolomie Zonate, ad eccezione di ristrette aree dove si ha un contatto diretto con la Dolomia Principale. Il limite superiore è col Calcare di Zu ed è più graduale: può essere posizionato ove le intercalazioni calcaree prevalgono sulle argilliti e marne.

Il contenuto fossilifero dell'Argillite di Riva di Solto è generalmente scarso nella porzione di base, mentre nella porzione superiore, sono presenti lumachelle e piccoli lamellibranchi.

Fino a pochi anni fa l’unità veniva attribuita al Retico, ma studi recenti tendono ad attribuirla al Norico Superiore.

Il sistema deposizionale è rappresentato da solchi intrapiattaforma come quelli già visti per le Dolomie Zonate e per il Gruppo dell'Aralalta, ancora subsidenti, ma relativamente poco profondi, con elevato tasso di sedimentazione e fondali in prevalenza anossici (poco ossigenati).

L'evoluzione stratigrafica dell'Argillite di Riva di Solto evidenzia un graduale passaggio ad ambienti di fondale a sedimentazione mista argilloso-carbonatica; in particolare, la sedimentazione ciclica argille-marne-calcari potrebbe essere correlabile a variazioni climatico-eustatiche (cioè l’innalzamento e l’abbassamento del livello del mare) che avrebbero quindi condizionato gli apporti terrigeni dalle terre emerse.

 


Nome formazione: Argillite di Riva di Solto

Caratteri litologici Argilliti e marne di colore da grigio scuro a nero, con calcari marnosi nella parte inferiore; verso l’alto i calcari divengono più significativi, per cui la sequenza tipica dei cicli è costituita da rgilliti/marne/calcari

Spessore Variabile; da 80 a 300 metri

Fossili Lumachelle e lamellibranchi

Età Norico Superiore

Ambiente di deposizione Solco intrapiattaforma successivo a quello del sottostante Calcare di Zorzino e in connessione con la subsidenza definitiva della piattaforma della Dolomia Principale

Rapporti stratigrafici Il limite inferiore è con le Dolomie Zonate, localmente con la Dolomia Principale; il limite superiore è con il Calcare di Zu

Affioramenti San Pellegrino Terme, Fonte Bracca, Val Vertova, sulle pendici della Cima di Cavlera, Valli Imagna e Brembilla



 

Calcare di Zu

Il Calcare di Zu affiora estesamente dalle testate delle Valli Taleggio, Brembilla e Imagna, sino alla cresta dell’Albenza, sul versante nord del Monte Castello e da Cornalta sino a Miragolo, sulla Cima di Cavlera, a Bondo e presso Gazzaniga-Orezzo. Le sezioni più rappresentative si trovano in Valle Imagna, lungo le strade Rota-Brumano e S. Omobono-Fuipiano, e lungo il crinale dell’Albenza.

Come l’unità precedente, anche questa è stata suddivisa in membri informali. Dal basso verso l’alto si susseguono: argilliti nere intercalate da calcari grigio scuro in strati planari, derivanti da una sedimentazione ciclica con strati calcarei potenti sino a 20 metri, per uno spessore di 80-200 metri; strati calcarei massivi con coralli coloniali e con una ridotta frazione argillitica, per uno spessore di 80-100 metri; alternanze cicliche marne/calcari, con calcari gradualmente prevalenti verso l’alto ed evidenze di ambienti evaporitici (calcari vacuolari, per esempio al Monte Castello), terminanti con un secondo banco a coralli, per uno spessore di 120-180 metri; calcari sottilmente stratificati cui seguono calcareniti per uno spessore di 15-20 metri. La sommità dei cicli è spesso evidenziata da una sottile crosta d’ossidi di ferro.

Lo spessore complessivo della formazione tende e a ridursi da ovest a est: generalmente è compreso tra i 350 e i 500 metri. Il limite inferiore del Calcare di Zu corrisponde al passaggio graduale tra le sequenze argilloso-calcaree che caratterizzano l’Argillite di Riva di Solto ed i cicli calcareo-marnosi della litozona inferiore della formazione. Il limite superiore con la Formazione dell’Albenza è  netto e planare e individuato dalla comparsa di calcari micritici o oolitici grigio-chiari o nocciola, mal stratificati e parzialmente dolomitizzati.

Il Calcare di Zu è molto fossilifero, in particolare le porzioni carbonatiche medio-superiori e quelle marnose immediatamente sottostanti, in cui si ritrovano lamellibranchi, brachiopodi, porostromata, problematica, coralli coloniali e solitari, spugne calcaree, foraminiferi bentonici e coproliti.

L’attribuzione cronologia non è certa e gli indizi fossili non sono univoci nell’identificarla; l’unità potrebbe appartenere al Retico oppure al Norico Superiore.

L'ambiente de posizionale è di profondità generalmente medio-bassa, a sedimentazione mista carbonatica-marnosa, soggetto a cicli. Nella parte centrale della formazione si ha un episodio di prevalente sedimentazione carbonatica, con scarsi o nulli apporti argillosi, consentendo l’affermarsi di estesi banchi a coralli. Verso l’alto si registra invece una ripresa degli apporti terrigeni fini, alla cui graduale conclusione si osserva nuovamente una struttura carbonatica a banchi di coralli.

 


Nome formazione: Calcare di Zu

Caratteri litologici Calcari e calcari debolmente marnosi grigio-scuri, grigio-bruni o grigio-nerastri, compatti, a stratificazione variabile da sottile a massiccia, ai quali sono a volte intercalate, soprattutto nella porzione basale, marne, argilliti marnose ed argilliti nerastre

Spessore Variabile; da 350 a 500 metri

Fossili Molti: lamellibranchi, brachiopodi, coralli, spugne calcaree, foraminiferi bentonici e coproliti

Età Norico Superiore? Retico?

Ambiente di deposizione Vasta rampa carbonatica subtidale a deposizione mistamisto, terrigeno carbonatica

Rapporti stratigrafici Il limite inferiore è con l’Argillite di Riva di Solto; il limite superiore è con la Formazione dell’Albenza

Affioramenti Testate delle Valli Taleggio, Brembilla e Imagna, cresta dell’Albenza, versante nord del Monte Castello, da Cornalta sino a Miragolo, Cima di Cavlera, Bondo, Gazzaniga-Orezzo



Sezioni di Calcare di Zu esposte alla località Linate (Civate), sulle pendici del Monte Cornizzolo

 

Glossario dei termini

 

 

 

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