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L'Angolo della Lettura

In questo spazio presento una breve descrizione dei libri che leggo o che ho letto e che mi hanno lasciato un bel ricordo. Spero possiate trovarlo interessante e che possiate trarre qualche spunto per vostre future letture, magari un libro da tenere nello zaino, da leggere nelle serate al rifugio o in tenda.

Io, per ogni libro, proverò a descrivere quello che mi è rimasto dalla sua lettura e cercherò di farne una semplice analisi, ma certo saranno molti gli aspetti a me sfuggiti e molti i temi che io non avrò colto... a voi il compito di correggermi!

Libro che mi è stato consigliato da un’amica e che ho letto con “avidità”, perchè consente di comprendere molti apsetti di questo “mestiere” che, ci piaccia o meno, pervade la nostra società.

Il libro è scritto da una ex prostituta che ha esercitato la professione a Dublino tra i 15 e i 22 anni e poi è riuscita ad uscirne e a intrapprendere una nuova vita. Nel libro l’autrice, raccontando la sua esperienza, vuole indurci a comprendere come la prostituzione rovini le persone che la offrono, da cui l’affermazione che, di fatto, l’atto della prostituzione diventa uno “stupro a pagamento”. Non tragga qui in inganno il titolo: il concetto è sviluppato nel testo, ma è solo l’edizione italiana che lo riporta anche come titolo (l’originale è “Paid For: My Journey Through Prostitution”). Ma se la prostituzione è violenza e se nella nostra società sembra essere generalmente tollerata, anche accettata e, in alcuni casi, addirittura regolarizzata al pari di un altro comune lavoro, allora bisogna battersi per vietarla e fare si che nessuna donna finisca nelle condizioni di intrapprendere questa carriera (perchè qui si parla di donne che, come l’autrice, hanno fatto liberamente questa scelta anche se, dietro l’apparente libertà si nascondono spesso altre forme di costrizione, come la scarsa educazione e le difficoltà economiche).

Devo dire che, pur concordando con l’autrice che la prostituzione tolga alla donna che la pratica più di quanto non le ritorni in denaro e pur essendo convinto e consapevole che ci sono certe cose di noi stessi che nessun tipo di denaro potrá mai ricomprare, e avendo quindi un’immagine negativa di questa professione, prima di leggere il libro ero a favore di legalizzare la prostituzione perchè, mi dicevo, comunque è presente, comunque le donne la praticano... almeno legalizzandola pagano le tasse anche loro e i loro clienti (che sono il nocciolo fondamentale della prostituzione: senza clienti, definiti prostitutori nel libro, non ci sarebbero prostitute!). Dopo aver letto il libro ed aver visto, attraverso i racconti dell’autrice, che la prostituzione arreca realmente i danni che io immaginavo arrecasse e anche di più... beh, non posso che aver cambiato opinione a riguardo e ritenere non solo che la prostituzione sia ingiusta, ma che vada proprio sradicata dalla società: non è accettabile per le donne o, comunque, per chi si prostituisce!

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Libro consigliatomi da un’amica. Il romanzo, uno dei più famosi della letteratura russa, è abbastanza lungo e, a tratti, la lettura diventa un poco difficoltosa. L’idea principale che me ne sono fatto è che l’autore, attraverso le vicende del protagonista, il principe Myskin, voglia mettere in luce la meschinità, la falsità e l’ipocrisia della sua socetà contemporanea (che non è poi tanto diversa da quella di adesso...). E così il principe, che è capace di amare, nel senso di voler bene, rispettare e provare compassione per tutti viene visto dagli altri solo come un’idiota ingenuo. Comunque la bontà non paga, perchè alla fine del romanzo tutti “gli attori”, principe compreso, escono sconfitti. Romanzo che offre parecchi spunti di riflessione anche e, forse, soprattutto pensando alla nostra società di oggi.

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Un bellissimo romanzo storico consigliatomi da un amico. Mi è piaciuto così tanto, che l’ho letto d’un sol fiato in un pomeriggio. Il racconto è ambientato nella Genova del 1589, durante un periodo di crisi e di peste. Il protagonista, Pilmain, un guaritore di maiali ed ex soldato disertore, è chiamato al convento dei carmelitani scalzi di Sant’Anna, fuori Genova, per risolvere il mistero dei maiali uccisi ed abbandonati sull’altare della chiesa, con una croce cristiana incisa sul torace. Pilmain, che conosce ed ama i maiali più delle persone stesse, riuscirà a scovare gli autori di queste uccisioni, ma non solo! Infatti, nello stesso periodo, Genova è sconvolta da una serie di assassinii di giovani donne, ad opera dell’Artiglio, come viene soprannominato dalla gente il serial-killer. Il protagonista riuscirà a svelare i retroscena anche di questo ben più terribile pericolo e a districare la matassa di indizi che porteranno alla fine a consegnare l’assassino alla giustzia.

Il libro è scritto molto bene e la storia è raccontata in modo tale da involgiare a proseguire nella lettura, spinti dalla curiosità di scoprire l’evoluzione dei fatti! Ottimo per distrarsi un po’ ed immergersi in un racconto avvincente!

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Ho letto il libro prima di partire per la Romania, dato che una delle più note attrattive della Transilvania è il Castello di Dracula.

Il libro è realizzato come se fosse un'insieme di diari dei protagonisti della vicenda, che si intersecano e si completano, presentando la storia da diversi punti di vista. La storia la conoscono tutti e non c'è bisogno di commentarla; piuttosto mi soffermerei sulla bravura dell'autore nel "caratterizzare" gli stili di scrittura di ciascun personaggio, che protegge il lettore dal rischio di confondere il racconto di un personaggio con quello di un altro: è sempre ben facile capire di chi è la pagina di diario che si sta leggendo (ogni capitoletto è comunque "intestato" a uno o all'altro dei protagonisti). Data la semplicità della storia narrata, suggerisco di leggere il testo in inglese, che offre la possibilità di imparare qualche parola nuova.

Riporto di seguito un commento di uno dei personaggi (e quindi dell'autore) relativamente ai luoghi del racconto, cioè la Romania: "It is a lovely country; full of beauties of all imaginable kinds, and the people are brave, and strong, and simple, and seem full of nice qualities."

Ah, comunque, il Castello di Bran, quello che ispirò Stoker a scrivere questo racconto, non assomiglia a quello che ci si può immaginare leggendo il libro...

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Libro consigliatomi da un’amica.

In questo libro l’autore, premio Nobel per la Letteratura nel 1982, racconta le vicende della famiglia Buendia, attraverso le sue 7 generazioni e i cent’anni che passano tra la fondazione del paese di Macondo, dove la famiglia crea la propria dimora, e la nascita dell’ultimo rappresentante della dinastia. Il romanzo mischia una serie di fatti e storie verosimili, legati al continente sudamericano, a racconti chiaramente fantastici, che contribuiscono a tenere viva l’attenzione durante la lettura e a creare incertezza e curiosità sull’evoluzione della vicenda. La lettura è molto piacevole e, al di la dei personaggi principali della storia, colpiscono i numerosi cammei degli innumerevoli personaggi secondari, che compaiono magari anche solo per poche righe, ma che, anche se descritti da una manciata di parole, dipingono perfettamente le innumerevoli sfumature della natura umana, soprattutto quelle più istintive, primarie, animalesche. Che lega poi tutti i rappresentanti della famiglia Buendia è la solitudine, non perchè siano soli nel senso di isolati fisicamente, ma perchè ciascuno di loro vive in un mondo “suo proprio”, che nessuno di loro è capace di condividere col resto delle persone ma che neppure nessuno degli altri è capace di capire e, ad ogni generazione, la storia si ripete ciclica, tra guerre civili,  zingari e vicende fantastiche.

Davvero una bella lettura! Forse a tratti un po’ troppo prosaica e ricercata nei vocaboli, ma molto bella!!!

Grazie a Elona per il suggerimento

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Altra lettura consigliatami dalla stessa persona che mi ha consigliato La Masseria delle Allodole.

In questo testo l'autrice continua il racconto dove lo aveva lasciato al termine de La Masseria delle Allodole. Ci presenta gli eventi che accaddero ai superstiti protagonisti del racconto precedente alla fine della Prima Guerra Mondiale, con la sconfitta e la dissoluzione dell'Impero Ottomano. Così veniamo a sapere le sorti dei bambini mandati in Italia dello zio Yerwant e, soprattutto, del definitivo sterminio di Armeni e, questa volta, anche dei Greci e la distruzione di Smirne con l'incendio del 1922. Libro che ho trovato anche più coinvolgente ed emozionante del precedente "capitolo". Durante la lettura non ho potuto fare a meno di avere gli occhi lucidi leggendo le sorti dei pochi superstiti sopravvissuti allo sterminio iniziato nel 1915, che avevano tentato di tornare alle loro dimore e ricominciare una nuova vita, ma che sono stati infine nuovamente cacciati e massacrati per le ideologie che hanno infiammato l'Europa nella prima metà del secolo scorso.

Come per La Masseria delle Allodole, direi che la lettura è consigliata, oltre che per la sua bellezza, anche per ricordare le atrocità che l'uomo ha commesso (e che commette anche ora...), per prenderne coscienza e per impegnarsi a che cose simili non vengano più compiute.

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Lettura consigliata e prestata da un'amica.

Si tratta del racconto dello sterminio del popolo armeno, operato dai turchi durante la prima guerra mondiale, visto attraverso le vicende di una famiglia armena che si sta preparando per ricevere dei pareti che hanno fatto fortuna in Italia presso un cascinale di campagna: la masseria delle allodole. Attraverso la storia si viene a sapere che il governo ottomano di allora aveva stabilito che tutti i maschi armeni, uomini e bambini, venissero uccisi e le donne deportate verso Aleppo, in Siria, e poi oltre, finchè non fossero morte tutte di stenti. Il racconto si incentra in particolare su alcune donne e tre bambini che alla fine, aiutati, riescono a fuggire da questo sterminio e raggiungere poi l'Italia, mentre altri si sacrificano per la loro sopravvivenza. Al di là dello stile con cui è scritto, a volte di difficile lettura, ho trovato il romanzo molto emozionante e toccante e penso sia una lettura da non farsi mancare, per ricordare gli errori degli uomini e dei popoli e cercare di fare in modo che non vengano più commessi. Dal libro è anche stato tratto un film, ma trovo il romanzo di molto migliore!

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Lettura che mi ha un po' deluso... mi aspettavo qualcosa di più "metafisico". Comunque, non per questo, si tratta di un brutto libro, anzi!

Nel testo, l'autore presenta quelle che sono le conoscenze fisiche sulla materia, dall'infinitamente piccolo all'infinitamente grande, ripercorrendo in parte anche la storia della scienza che ha portato a queste conoscenze. Nel presentare lo "stato dell'arte" della conoscenza scientifica non vengono mai usate formule o grafici, cosa che rende il testo fruibile anche a chi non abbia già un minimo di dimestichezza con la fisica e la matematica superiori. Lettura piacevole che però io, considerati gli altri già molti testi letti sull'argomento, ho trovato un po' ripetitiva.

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Lettura consigliata da un’amica. Il libro si compone di un insieme di trentacinque brevi racconti, nei quali l’autore narra le vicende di uomini e donne che ha incontrato per il mondo. Si tratta di persone comuni, sconosciute, a volte misere, che cercano un riscatto verso gli altri, verso la società o anche solo verso sé stessi. E il destino sembra dare a queste persone una sola occasione per emergere e cercare questo riscatto, come le rose del deserto di Atacama, che fioriscono una sola volta all’anno, da cui il titolo dell’opera. La lettura è coinvolgente e, anche grazie allo stile asciutto e graffiante, scorre piacevolmente.

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Questo libro è stato un gradito regalo di un’amica.

Scritto da un alpinista e da una scrittrice attiva nella diffusione della cultura di montagna, questo libro raccoglie, in 20 capitoli, la storia delle 20 cordate a due più significative nella storia dell’alpinismo, senza tuttavia trascurare anche gli altri compagni di cordata. Nel farlo, vengono sempre presentati i due componenti della cordata, la loro storia e il personale approccio alla montagna e vengono quindi raccontate le imprese compiute. Libro piacevole, che si legge volentieri, ma a tratti appare troppo simile ad un elenco di salite, un inventario. Avrei trovato più interessante avere maggiori dettagli sulle motivazioni e i sentimenti che hanno spinto queste persone a compiere queste imprese, per cogliere lo “spirito” dell’alpinismo.

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Lettura consigliatami da un'amica.

Si tratta di una raccolta di testi di conferenze e di lezioni universitarie tenute dall'autore, un docente americano di origini italiane, sul tema dell'amore. Buscaglia, che fu il primo che riuscì ad aprire un corso universitario in merito al tema dell'amore, nel libro ci spiega con un tono divulgativo e ricco di esempi pratici come aprirci all'amore e alla gioia di vivere, come amare gli altri e, soprattutto, noi stessi. Essendo una raccolta di lezioni e conferenze, a volte, il libro è ripetitivo, ma si legge molto piacevolmente. Quello che dice, in fondo, è qualcosa che già tutti sappiamo, si tratta di buon senso, di cose che molto probabilmente ci raccontavano i nostri genitori quando eravamo piccoli; però ricordarsi di certe cose fa sempre bene! E ricordiamoci sempre che, se vogliamo che qualcosa cambi nella nostra vita, dobbiamo essere noi per primi a cambiare!

Se volete prendervi una pausa da letture più impegnative, questa è la lettura giusta!

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Altro bel libro che mi è stato consigliato.

La storia parla di Kemal, un trentenne turco, giovane rampollo di una famiglia altolocata della Istanbul degli anni '70, che, ad un passo dal fidanzamento con Sibel, si innamora di una lontana, e bellissima, cugina diciottenne, Fusun. Con lei ha una breve ed intensa relazione. Però, malgrado la mentalità moderna, Kemal non si decidere a rompere il fidanzamento ufficiale con Sibel per accogliere invece Fusun. Da qui la vita di Kemal inizia a sgretolarsi, come quella di Sibel e di Fusun. Ciascuno ne esce sofferente e costretto a vivere una vita diversa da quella che avrebbe desiderato. Fusun scompare. Kemal riesce finalmente a rintracciarla, ma lei nel frattempo ha iniziato una nuova vita nella speranza di divenire una stella del cinema. Lui frequenterà per otto anni la casa dove Fusun vive col marito e coi genitori, nella speranza di riuscire a riconquistarla. Durante questo periodo sottrae tanti piccoli oggetti da quella casa, dai mozziconi di sigaretta, alle saliere, fino ai cani di porcellana sopra la TV, tutte cose che Fusun ha toccato e che a lui la ricordano, ed inizia ad accumularli in una casa di sua proprietà. Alla fine della storia, un nuovo evento traumatico arriva a sconvolgere la vita di Kemal, che decide quindi di realizzare un museo dove collezionare tutti gli oggetti appartenuti a Fusun raccolti in quegli anni, per condividere col mondo il suo amore per lei.

Sotto alla storia, emerge un bel dipinto della società turca degli anni '70, '80 e '90, o meglio, della borghesia benestante di Istanbul, emerge la contrapposizione tra la tradizione di un popolo e i cambiamenti arrivati dall'occidente, emerge l'amore, ma anche molto egoismo, opportunismo e testardaggine da parte di tutti i principali attori coinvolti che, in fin dei conti, cercano gli altri per ottenere il proprio tornaconto.

Romanzo veramente bello! In qualche punto, forse eccessivamente minuzioso e dettagliato nella descrizione, ho fatto un po' fatica a proseguire, ma nel complesso si è lasciato leggere bene!!!

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Libro abbastanza lungo e, per certi versi, un po' ripetitivo. L'autore, fisico teorico, nella prima parte propone gli sviluppi più recenti cui sono approdate la cosmologia e la fisica moderne, dopo di che, inizia a trattare quello che è il tema fondamentale (e speculativo) del testo, ovvero che la realtà che ci circonda non sia altro che "matematica". Trovo la cosa molto interessante, in quanto si tratta della stessa conclusione cui ero giunto io durante gli studi universitari, mentre affrontavo la meccanica quantistica e la teoria standard delle particelle: continuando a ridurre, molecole, atomi, protoni, quark... cosa rimane alla fine? Di cosa sono fatti i quark, gli elettroni, i fotoni, i neutrini??? Si comportano così bene da puri elementi matematici definiti in un oppurtuno spazio, che vien quasi da pensare che siano proprio questo! Poi, tutto il resto, tutto il "nostro mondo", altro non è se non proprietà emergenti che si "materializzano" nella nostra mente, proiezioni elaborate dai nostri neuroni. Io mi ero fermato li e mi ero immaginato una struttura matematica pensata da una mente superiore (Dio?), dove tutto diventava quindi puro pensiero matematico. L'autore invece sostiene che tutte le forme matematiche possibili si realizzano, generando un'infinità di universi, la maggior parte, per altro, completamente sterili e privi della materia che noi conosciamo. Oltre a questo sviluppa anche l'aspetto inflazionario della cosmologia, sostenendo l'idea di un'inflazione eterna, che continua a generare nuovi (infiniti) Big-Bang e universi che condividono la stessa struttura matematica, ma non potranno mai comunicare tra loro. Infine scioglie alcuni nodi della meccanica quantistica, preferendo all'idea del collasso della funzione d'onda che, lo ammetto, va accettata come un dogma, l'idea per cui tutte le possibilità contenute nella funzione d'onda si realizzano in infiniti universi che si separano tra loro. Vengono insomma individuati addirittura quattro differenti livelli di infinito per questo "grande" multiverso.
La lettura è stimolante, ma altamente speculativa e a volte un po' troppo ripetitiva.
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Lettura suggeritami da un'amica. Complessivamente bella! Non e' lunghissima, circa 180 pagine, e si riesce a leggerla anche tutta d'un fiato. Il libro parla di due esuli praghesi, fuggiti durante l'occupazione russa, che fanno rientro nella loro patria nei mesi successivi alla caduta del Comunismo e si ritrovano in modo fortuito, riallacciando una storia d'amore sfumata al tempo della fuga. Il perchè del titolo, viene spiegato nelle prime pagine, dove si apprende che, etimologicamente, la nostalgia è una sofferenza dell'ignoranza.

All'inizio, si fa un po' di fatica a seguire i "tempi verbali" della narrazione, ma poi quest'ultima diventa più fluida e scorrevole. Attraverso le storie dei due protagonisti, Irena e Josef, l'autore sviluppa i temi della nostalgia, del ritorno dell’esule e del disagio ad esso legato, dell’amore, del matrimonio, dell'unione tra uomo e donna, del tradimento (stando a quanto narra, si direbbe che l'autore non creda molto nella fedeltà...). Molto bello è il parallelismo tra le storie dei protagonisti e quella di Ulisse, esule per eccellenza, che dopo vent'anni di peregrinaggi fa finalmente ritorno alla sua Itaca. Ma, si domanda l'autore, Ulisse voleva veramente tornare o l'ha fatto solo perchè lo sentiva come un "dovere morale"? E la sua nostalgia si è placata una volta tornato in patria? Penelope, durante l'attesa, si sarà mantenuta casta perchè veramente lo amava e lo aspettava, oppure perchè era l'unica scelta saggia da fare di fronte ai pretendenti? E al suo ritorno qualcuno ha chiesto ad Ulisse di narrare la sua storia? No: all'inizio non l'hanno neppure riconosciuto! E così Irena e Josef: ignorano ciò che sia accaduto in patria durante la loro assenza e sono ignorati dalle persone che rivedono, le quali si comportano come se loro non avessero vissuto per vent'anni altre vite in altri paesi, come se volessero "amputare" loro una parte della vita e incollare il passato col presente, saltando ciò che stava nel mezzo. Oltre a questo, dalla relazione che (ri)nasce tra Irena e Josef, emerge una visione di un'umanità non propriamente rosea ma, anzi, un po' meschina, negativa, insicura, opportunista ed egoista.

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Lettura consigliatami da un amico.

Si tratta di un romanzo non troppo lungo (90 pagine), che si lascia leggere tranquillamente d'un fiato, anche perché ben scritto e dalla trama avvincente. Il che non è scontato, dato che sin dalle prime righe il lettore sa benissimo come finirà la staoria e cioè che il protagonista, Santiago Nasar, verrà ucciso. La voce narrante è quella di un amico del protagonista che, a distanza di anni dall'evento, ricostruisce il giorno dell'uccisione di Santiago e i retroscena. Quella mattina gli abitanti di Manauare sono ancora frastornati dai bagordi delle sfarzose nozze tra Bayardo San Roman e Angela Vicario e si preparano a ricevere la visita del vescovo. Ma appena dopo la festa di nozze Bayardo ripudia Angela in quanto non più vergine. Al che, i fratelli di lei decidono di riscattarne l'onore uccidendo colui che lei dice essere il responsabile del fatto: Santiago Nasar. I due fratelli fanno mostra a tutti coloro che incontrano nel paese delle loro intenzioni, quasi a voler essere fermati da qualcuno, ma nessuno li prende sul serio e nessuno avvisa neppure Santiago che, inconsapevolmente e anche a seguito di una serie di casualità, finisce per incontrare i suoi assani ed essere ucciso.

Come dicevo all'inizio, la lettura è piacevole e scorrevole e l'autore è molto bravo nel dipingere tutti i personaggi e le comparse che danno vita al racconto, riuscendo a caratterizzare in maniera dettagliata e precisa anche quelli che si vedono solo di sfuggita. Inoltre, malgrado si conosca fin dall'inizio l'epilogo della storia, Marquez riesce a tenere viva l'attenzione del lettore che si trova quasi a sperare che gli eventi cambino, che qualcuno fermi i fratelli Vicario o che avvisi Santiago e che questi, alla fine, riesca a salvarsi.

Lettura consigliata!

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Il questo libro, l’autore, fisico teorico, passa in rassegna nove tra I paradossi che hanno “sconvolto” il mondo della fisica sin dalle sue origini al tempo dei pensatori greci e, attraverso di essi, conduce il lettore con attente riflessioni verso le quasi insperate soluzioni. Il libro è ben scritto e la lettura, divertente, ironica e stimolante, procede senza intoppi fino alla fine.  Si parte dal classicissimo paradosso di Achille e la tartaruga; poi si scoprono tutti I problemi legati al “buio di notte” (perché di notte fa buio?); si fa la conoscenza dello strano e inquietante diavoletto di Maxwell; ci si interroga sul povero gatto di Schrödinger, che è contemporaneamente vivo e morto; si fa luce sui paradossi della teoria della relatività, per cui gli oggetti si accorciano viaggiando e il tempo si dilata e si contrae a suo capriccio; infine si analizza quello che è diventato noto come paradosso di Fermi e, cioè, della vita extraterrestre.

Globalmente, una bella lettura

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Bel libricino, di poco meno di 200 pagine, che offre una buona "carrellata" sul concetto del tempo, senza mai diventare troppo tecnico e rimanendo così fruibile praticamente a tutti. Nel testo l'autore, professore di matematica, espone una buona parte delle concezioni sul tempo, filosofiche, scientifiche, della "saggezza popolare", e come queste sono evolute durante la storia. In fondo questi argomenti ricalcano pressappoco quelle domande che tutti noi ci siamo posti: il tempo ha avuto un inizio? Avrà una fine? Il tempo scorre veramente? E, se scorre, scorre in una sola direzione? Il tempo è continuo? Ecc. ecc. Alla fine del testo, viene riservato anche un capitolo al tempo soggettivo, psicologico, e alle esperienze "fuori dal tempo".

Personalmente, mi ha fatto molto piacere scoprire nel testo considerazioni che io stesso avevo fatto a proposito dei fotoni (qui però, qualche nozione di relatività è utile) per i quali, dato che viaggiano alla velocità della luce, il tempo è fermo e le distanze si azzerano, per cui un fotone "è già arrivato a destinazione prima di partire" e, per lui, tutta la storia dell'universo si consuma in un istante! Come io stesso avevo pensato più volte, il fotone vive in una dimensione "nunc stans", l'eterno ora, che è molto simile ad una sorta di eterna onnipresenza... qualcosa di simile alle concezioni "divine".

Insomma: lettura piacevole, anche se a volte un po' troppo "frettolosa" nel presentare e discutere gli argomenti.

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In questo testo l'autore, fisico e cosmologo che si è formato lavorando sulla teoria delle stringhe (una tra le ultime e più promettenti strade che potrebbero portare alla "Teoria del Tutto"), ci presenta come l'uomo da sempre abbia cercato di descrivere la bellezza e la simmetria nella natura, ma come, forse, la chiave ultima di lettura dell'Universo sia da ricercare nella asimmetria e nell'imperfezione. Nel libro, ricorrendo spesso a descrizioni di esperienze personali (che però distolgono un po' l'attenzione dagli argomenti trattati), Gleiser cerca di farci capire che forse non potremo mai arrivare a capire tutto: non avremo mai una teoria fisica unificata in grado di spiegare ogni cosa, non perchè sia al di la delle nostre capacità, ma forse perchè proprio non esiste. Tutte le nostre teorie fisiche infatti si basano su modelli matematici caratterizzati da eleganza e simmetria, mentre la realtà è sempre stata asimmetrica, a cominciare dalle primissime fasi dopo il Big-Bang, dove uno squilibrio tra materia e antimateria ha consentito alla prima di "sopravvivere" e di generare poi tutto l'Universo oggi visibile. Per cercare di trasmettere questo pensiero vengono analizzati diversi aspetti: l'asimmetria del tempo, l'asimmetria della materia, l'asimmetria della vita e l'asimmetria dell'esistenza, a sottolineare che, forse, a dominare siano proprio lo squilibrio e l'imperfezione. Bel libro nel complesso, anche se alcune divagazioni su esperienze personali, che nelle intenzioni dell'autore immagino vogliano semplificare la lettura, risultano invece fuorvianti. Rimane comunque piacevole il fatto di scoprire che uno studioso, dopo aver passato metà della sua carriera a sviluppare modelli per la ricerca della "Verità Ultima", il sostituto di Dio secondo la scienza, abbia poi compiuto questa radicale virata e sostenga in modo così argomentato che la ricerca della verità sia solo una chimera e che invece potremo al più accedere a frammenti di verità, magari sempre più accurati, ma sempre e solo frammenti. All'origine della vita, infine, è posta l'imperfezione!

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Malgrado il libro superi le 400 pagine, la lettura scorre veloce! Ovviamente deve piacere l'argomento. In questo testo l'autore, un astrofisico francese, porta all'attenzione del lettore alcune questioni relative all'Universo che solitamente non vengono prese in considerazione né dal pubblico, né dagli specialisti del settore. Dalla scoperta delle teorie della relatività generale e speciale, dall'osservazione dei dati sperimentali sulla "radiazione cosmica di fondo", dalla misurazione delle velocità di fuga delle galassie (effetto Hubble), hanno preso piede, in maniera sempre più decisa, i modelli di Universo del "Big-Bang", con la variante "inflazionaria" (nelle primissime fasi della sua esistenza l'Universo conobbe una fase di espansione esponenziale). Tutti questi modelli tuttavia prendono in considerazione solo la "curvatura" dello spazio, la sua "dinamica" e la sua natura finita o infinita, senza mai porsi domande sulla "topologia" dello spazio e assumendo tacitamente una topologia monoconnessa. Nelle sue ricerche, Luminet ha invece cominciato ad avanzare l'ipotesi di uno spazio multiconnesso (da lui ribattezzato a "chiffonné"), che potrebbe fornire spiegazioni più semplici e più "eleganti" e ha anche proposto metodologie sperimentali che consentano di discriminare tra le varie ipotesi. Uno spazio multiconnesso potrebbe risolvere il problema dell'infinito: in una tale topologia infatti possiamo avere uno spazio senza limiti, ma finito (è difficile fare capire un concetto di questo tipo; si può pensare, come analogia, alla superficie di una sfera, che non ha limiti, non ha bordi, eppure è finita). Personalmente trovo questo modello di universo accattivante, poiché riesce a sbarazzarsi delle singolarità e degli infiniti per i quali, essendo oltre il limite della comprensione umana, provo una certa repulsione. Purtroppo per questa lettura bisogna avere un minimo di familiarità con i concetti di geometria (euclidea, sferica, iperbolica) e con la topologia (per la quale la superficie di una sfera e di una ciotola sono identiche, ma sono topologicamente differenti dalla superficie di una tazzina, dove il manico ha introdotto una lacerazione nella superficie). L'autore comunque è sempre molto chiaro nelle spiegazioni, ricche di esempi e di grafiche illuminanti. Inoltre nel testo sono sempre indicati dei "rimandi" tra le diverse parti del libro che aiutano molto nella lettura.

Se piace l'argomento, lettura da non farsi mancare!

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Libricino non troppo lungo che ci presenta la storia dell'Antimateria, gemello e contrario della materia stessa, L'antimateria fu scoperta sperimentalmente per la prima volta nel 1923 da Skobeltsyn, un fisico russo, che però non si rese conto che i dati che aveva registrato nel suo esperimento erano in realtà l'impronta digitale di questa strano oggetto (lui stava studiando i raggi gamma e nel suo esperimento aveva trovato tracce di stani elettroni che venivano piegati dal campo magnetico nella direzione opposta a quella attesa: in realtà erano dei positroni!). Fu Paul Dirac colui che ne teorizzò l'esistenza: risolvendo un'equazione quadratica, otteneva due soluzioni, una positiva, che descrive la materia ordinaria, e l'altra negativa, che sembrava descrivere una materia speculare rispetto alla nostra. All'inizio si faticò a comprenderne il significato; oggi, grazie agli esperimenti negli acceleratori di particelle, sappiamo che l'antimateria esiste realmente, entra i gioco in alcuni processi subatomici, sappiamo che quando entra in contatto con la materia si "annichila", cioè converte tutto il potenziale della massa in energia (secondo la famosa equazione di Einstein E=mc2), sappiamo che ha avuto un ruolo fondamentale nelle primissime fasi del Big Bang, quando si è scatenata una "tremenda lotta" tra materia e antimateria che si sono annichilate a vicenda, salvo che alla fine è rimasta della "materia in più", che è quella che ora forma il nostro Universo (rimane però da capire da dove si sia generato lo squilibrio tra materia e antimateria). Close, nel libro, presenta tutti gli attori che sono entrati in gioco nella scoperta e nella comprensione dell'antimateria e tutte le sfide tecnologiche che si sono affrontate per riuscire a creare in laboratorio e "domare" un oggetto tanto "esotico". Dedica anche un capitoletto a spiegare perchè l'antimateria non potrà mai essere utilizzata come arma, per tranquillizzare gli animi troppo ansiosi. Bella lettura!

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Questo libro mi è stato regalato da un'amica. In esso l'autore, alpinista che non necessita di presentazioni, racconta la propria interpretazione della vita declinandola in 70 paragrafi dominati ciascuno da un tema: Infanzia, Patria, Prudenza, Coraggio, Paura, Morte, Dolore, Destino... Da un lato la lettura è piacevole e, per certi versi istruttiva, giacché Messner insiste sul fatto di non essersi mai adattato agli schemi e alle imposizioni, ma racconta di aver cercato sempre di fare ciò che gli piaceva (non che gli sia stato facile) e, forse, da ciò bisognerebbe trarre insegnamento. Per altri versi invece risulta un po' ripetitivo, ritornando sovente sugli stessi temi lungo tutta la lettura, che proprio per questo, si finisce con un po' di fatica. Comunque, considerando il personaggio, vale la pena leggerlo!

Riporto qui un pensiero scritto più volte nel testo, del quale anche io sono convinto: "La felicità, quando è condivisa, si moltiplica e il dolore, quando è condiviso, si dimezza".

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Di nuovo un'interessante libro di questo autore (più sotto trovate le altre sue opere che ho letto). In quest'opera l'autore analizza le argomentazioni sviluppate dall'uomo a favore della fede in un Dio e quelle a sfavore. L'argomento viene sviluppato seguendo vagamente una cronologia storica, ma senza diventare una specie di "libro di testo" noioso. Senza mai raggiungere una conclusione (che di fatto non esiste), l'autore presenta le principali argomentazioni mosse dai fedeli e dagli atei verso la dimostrazione dell'esistenza di un Dio; sorprendentemente, emerge che anche la posizione di un non credente è in fin dei conti un atto di fede! La lettura offre numerosi spunti di riflessione su questo argomento da sempre spinoso. La discussione riguarda principalmente la fede cristiana, ma ci sono anche riferimenti ad altre religioni, soprattutto quelle orientali. Ripeto: il libro non arriva a nessuna conclusione, ma mostra due punti di vista antitetici, nessuno dei quali è dimostrabile e, piuttosto, cerca di capire le ragioni che spingono e hanno spinto l'uomo ad abbracciare l'uno piuttosto che l'altro.

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Che dire di questo libro se non che è meraviglioso?!? Me lo ha consigliato il mio amico Marco di AereiSentieri.

Si tratta di una specie di diario di viaggio che l'autore stila durante una lunghissima traversata dell'Italia fatta su una Topolino. Rumiz parte dall'inizio della catena alpina in Slovenia e, evitando scrupolosamente le autostrade e le strade principali, percorre tutta la dorsale montuosa dell'Italia, dalle Alpi fino all'estremo lembo degli Appennini. In questo viaggio incontra e racconta tutta quell'Italia dimenticata, rinnegata, perduta... Io lo vedo come un racconto di protesta e come uno stimolo a riscoprire le nostre radici, non per umiliarci, ma per farci ricordare di quanto i popoli italici sono stati forti e determinati. In molte considerazioni fatte da Rumiz sulla società moderna, ho rivisto i miei stessi pensieri; probabilmente è per questo motivo che la lettura mi è particolarmente piaciuta. Indubbiamente e indipendentemente dalle idee di ciascuno in merito agli argomenti trattati, si tratta di un libro che stimola parecchio la riflessione sulla nostra società.

Autore da approfondire ulteriormente!

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In questo libro l’autore ci spiega che nel futuro la scienza giungerà ad una teoria unitaria in grado di spiegare ogni aspetto della realtà, ma non sarà quella che oggi si indica come “teoria del tutto”. In verità, secondo Deutsch esistono già quattro teorie fondamentali, descritte come i “quattro fili” della trama della realtà, e cioè la meccanica quantistica, la teoria dell’evoluzione, la teoria della computazione e l’epistemologia di Popper: tutte assieme e perfezionate diventano la vera “teoria del tutto”. Nell’opera l’autore analizza nel dettaglio tutte e quattro queste teorie e le loro interconnessioni. Ho trovato interessante l’analisi della teoria della computazione, dove il principio di Turing viene esteso alla realtà virtuale e alla computazione quantistica (di cui l’autore è pioniere e tra i massimi esponenti). Invece non ho apprezzato le considerazioni fatte relativamente alla meccanica quantistica, dalla cui analisi l’autore trae la conclusione dell’esistenza di infiniti mondi. A suo avviso, applicando il rasoio di Occam, cioè il principio di scegliere la spiegazione più semplice, anche la banale analisi del fenomeno dell’interferenza quantistica risulterebbe più facilmente spiegabile da un’interpretazione a molti-mondi piuttosto che accettare come “atto di fede” che le particelle subatomiche si comportano in questo strano modo dove coesistono aspetti corpuscolari e ondulatori. Secondo me, dato che non potremo mai averne esperienza diretta, anche l'interpretazione a molti-mondi è un “atto di fede”. Interessante anche la discussione fatta sul tema dei viaggi nel tempo.

Nel complesso ho trovato la lettura “difficile”, perché troppo in antitesi con le mie opinioni sugli argomenti discussi: ho davvero faticato a terminarla; però, ogni tanto, fa bene anche “ascoltare le altre campane”.

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Libro molto interessante! Buona parte del contenuto è suffragato da documenti ufficiali redatti dai governi o da istituzioni statali, puntualmente indicati nelle note al testo. In quest'opera l'autrice ci illustra come ha avuto origine l'economia dei gruppi terroristici nel passato e come si è evoluta sino ad oggi, di come oggi riesca ad essere così potente (si stima raggiunga il 5% del PIL mondiale!!!) e radicata negli stati deboli e di come faccia proselitismo sfruttando la religione. Lettura per certi versi agghiacciante che però, in fondo, ci mette di fronte a realtà di cui, sotto sotto, siamo già consapevoli e di cui, in parte, ciascuno di noi "occidentali" è responsabile. Però qui è tutto documentato con dati ufficiali e non si tratta dei soliti discorsi "da bar".

Lettura che non può mancare e che ci deve far riflettere parecchio: la svolta per un futuro migliore deve partire da ciascuno di noi e dobbiamo pertanto essere consapevoli di come "girano" gli interessi economici del mondo e delle "economie del terrore".

Qui il link al sito dell'autrice.

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Che dire… mi aspettavo un libro differente! Sarà probabilmente l’influsso di Casares, ma non è il solito Borges a cui mi ero abituato e che mi piaceva. Ho letto il libro senza particolare entusiasmo. Si tratta di sei racconti firmati dai due autori con lo pseudonimo di Honorio Bustos Domecq. In essi il protagonista è don Isidro Parodi, un barbiere di Buenos Aires ingiustamente condannato a 21 anni di carcere per un omicidio mai commesso. Alla sua stanza, la numero 273 del carcere nazionale, arrivano in visita di volta in volta i pittoreschi personaggi di intricate storie di crimine, che si confidano a don Isidro con la compiacenza del commissario. Alla fine don Isidro, in tutta calma risolve l’enigma e rivela l’autore del crimine.

Nel testo ci sono molti più dialoghi rispetto ad altre opere di Borges, inoltre i racconti ruotano parecchio attorno alla società argentina di inizio ‘900 e alle diverse figure che la popolavano. Credo che solo chi ne abbia già una conoscenza più approfondita possa apprezzare al meglio l’opera; altrimenti, molte delle citazioni e dei riferimenti contenuti nel testo finiscono per essere inevitabilmente non compresi, divenendo anzi un peso nella lettura. Concedetemi il paragone: è un po’ come far vedere il film di Ermanno Olmi “L’Albero degli Zoccoli” ad una persona che non abbia nessuna conoscenza della realtà socio-culturale lombarda di inizio ‘900; non direbbe che è un brutto film, ma non lo capirebbe. Questa è la mia sensazione in merito al libro in oggetto: capisco di non averlo ben capito.

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Flatlandia. Racconto fantastico a più dimensioni - di Edwin A. Abbott

Libricino molto carino e divertente da leggere. In esso l’autore si immagina e descrive minuziosamente la vita in un mondo bidimensionale, abitato da figure piane, che evolvono, con le generazioni, dai triangoli irregolari fino ai quadrati, poi ai pentagoni e progressivamente fino ai poligoni con molti lati, che assumono la fisionomia di cerchi; parimenti compiono un’ascesa sociale. Le donne invece sono umili linee rette. La voce narrante è quella di un Quadrato che, con humor tipicamente inglese e con un po’ di misoginia, descrive le dinamiche sociali di questo mondo. Racconta poi della sua visione in sogno del mondo lineare, abitato solo da segmenti e punti, e dell’incontro con la sfera, proveniente dal mondo tridimensionale, che interseca il piano di Flatlandia e che è in grado di vederlo nel suo insieme con un solo colpo d’occhio, contemplandone ogni dettaglio, anche quelli che sono invece nascosti agli abitanti stessi di Flatlandia. Il povero Quadrato non ha neppure la terminologia adatta per descrivere e capire lo spazio tridimensionale. Il libro infine si chiude con una provocazione: così come esiste uno spazio tridimensionale che aggiunge il “su-giù” agli “avanti-indietro” e “destra-sinistra” del piano, non può esistere uno spazio “più grande”, a quattro dimensioni, in grado di contenere lo spazio tridimensionale e poi uno più grande ancora capace di contenere quest’ultimo e così  via?

Ho scelto di leggere il libro in quanto l’ho trovato spesso citato in altre letture. Letto adesso non mi ha detto molto: carino e divertente per lo humor, la satira e la misoginia usate per descrivere le dinamiche sociali di Flatlandia, che vogliono probabilmente essere un po’ una fotografia e una critica alla società di fine Ottocento. Per il resto direi che potrebbe essere una lettura adatta a studenti delle scuole medie o primi anni di superiori, che potrebbero trovare ottimi stimoli per riflettere sullo spazio e sugli aspetti prettamente matematici contenuti nel testo. Ad Abbot va riconosciuto il fatto di essere stato lungimirante e, per certi versi, profetico: di li a poco, nel 1906 (il libro è del 1882), Einstein pubblicherà i primi lavori sulla relatività dove il “tempo” assume i connotati di una “quarta dimensione”.

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Questa lettura mi è stata suggerita da una collega di lavoro. Lettura piacevole, ambientata nella Germania della “ricostruzione” dopo il secondo conflitto mondiale. Tutta la storia si svolge nell’arco di poche ore in un appartamento di Bonn ed è rappresentata dalle riflessioni e dai dialoghi del protagonista, un clown, appena rientrato a casa dopo una fallimentare esibizione. Il protagonista, fondamentalmente agnostico, non riesce ad accettare di essere stato lasciato dalla donna che ama, Maria, che invece è una fervente cattolica. Questo lo getta in uno stato di sconforto e autocommiserazione minando anche la sua carriera. Comunque, oltre alle vicende personali del protagonista, per il quale alla fine si ha quasi un po’ di compassione, l’aspetto che più piace della lettura è che emergono nei dialoghi e nei ricordi parecchi paradossi e ipocrisie della società, specialmente di quella tedesca del dopo-guerra, e l’unico che è in grado di vederli è appunto il protagonista, un clown: l’unico capace di vedere la realtà senza filtri e “vivere” senza una maschera è colui che per professione ne indossa sempre una!

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In questa lettura l’autore ripercorre in modo piacevole, intuitivo e discorsivo, la storia dello zero e del suo concetto complementare, l’infinito. Durante lo svolgimento dell’opera, viene mostrato che zero e infinito sono due idee potenti ma pericolose, in grado di minare le basi della logica, della matematica e della fisica, a cominciare dai paradossi sul moto di Zenone, passando dalle operazioni di divisione o moltiplicazione per zero e dalle operazioni di integrazione (che sommano infiniti zeri dando un risultato finito), sino ad arrivare ai buchi neri dove una gravità infinita si incontra in un punto zero-dimensionale, o al vuoto quantistico permeato da un’infinita energia.  Lo zero come numero nasce a Babilonia e viene accolto dalle filosofie orientali come rappresentazione del “nulla”, ma viene invece rifiutato in Grecia, proprio a causa di questa sua associazione, dalla predominante filosofia aristotelica che ripudia il vuoto. In occidente la cristianità si approprierà della filosofia aristotelica e, pertanto, lo zero rimarrà bandito per diversi secoli, finché  verrà riscoperto grazie ai matematici arabi e quindi si diffonderà, assieme al concetto di infinito, in tutta la matematica e in tutta la fisica, creando in continuazione scalpore e paradossi.

Una lettura piacevole, esaustiva e alla portata di tutti.

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Credo che questo libro me l'avesse consigliato Eleonora; lettura che si merita sicuramente un "più" nel giudizio finale!

Fondamentalmente si tratta di un'autobiografia relativa all'infanzia dell'autore, neurologo che ha lavorato e insegnato negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dove racconta la sua iniziale passione per la chimica, la matematica e la fisica. Il titolo dell'opera nasce dal fatto che uno zio di Oliver, Dave, possedeva una fabbrica di lampadine a filamento, fatto per l'appunto proprio di tungsteno. Lo zio Dave, assieme allo zio Abe, più chimico, e alla zia Len, lo introducono al mondo della chimica e della fisica e il giovane Olivier è affascinato dalle misteriose e sublimi proprietà dei metalli. Dal racconto emergono delle piacevoli descrizioni del panorama delle conoscenze chimiche all'inizio del secolo scorso, così come Olivier le scopre da autodidatta, affascinanti descrizioni delle vite e delle scoperte dei principali esponenti che hanno fondato questa disciplina e anche un triste panorama delle vicende della Seconda Guerra Mondiale che hanno segnato l'infanzia dell'autore. Preso di per sé, tutto questo non darebbe un tocco in più al testo; tuttavia l'autore lo scrive con una forza e una vividezza tale che sembra di rivivere il suo entusiasmo di bambino di fronte alle bellezze per certi versi inesprimibili della chimica. Io ho letto il libro con "avidità", come se fosse un romanzo d'avventura e mi è quasi dispiaciuto finirlo! Al di là del contenuto, penso che questo sia merito soprattutto di come il libro è scritto: una magistrale arte narrativa! Ovviamente questo è gusto personale, ma lo consiglio vivamente, quasi quanto "Gödel, Escher, Bach: un'eterna ghirlanda brillante" di Hofstadter, o "Guida galattica per gli autostoppisti" di Adams!!!

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Questa bella lettura me l'ha consigliata l'amico Marco Moratti: veramente piacevole!!!

Nel testo, l'autore ripercorre tutta la storia dell'alpinismo, scandendola in capitoli che ricalcano i gradi della scala delle difficoltà. Il libro inizia dal primo racconto di cui disponiamo che narra di una salita ad una cima, non per necessità, ma per puro desiderio di salirla e di ammirare il panorama dalla sua vetta: è una lettera di Petrarca che racconta di essere salito sul Monte Ventoso durante un suo soggiorno in Provenza. Poi il testo ripercorre tutte le principali imprese che dalla fine del XVII secolo hanno dato avvio all'alpinismo e lo hanno trasformato sino a divenire quello che conosciamo oggi, soffermandosi anche sulle vite dei protagonisti. In fin dei conti si tratta di un elenco di "tappe" nell'evoluzione di una forma sportiva, però il tutto viene narrato in maniera molto scorrevole e sapientemente arricchita di pathos, che invoglia a non fermarsi e a continuare a leggere! Una lettura che non può mancare a nessun escursionista!

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In questo libro l’autore, un giovanissimo ricercatore presso l’acceleratore di particelle del Fermi Lab negli Stati Uniti, ci introduce nel misterioso mondo della materia e dell’energia oscura, in maniera divulgativa e chiara, facilmente comprensibile. Anche se a prima vista noi persone normali, durante la nostra vita quotidiana, non ce ne accorgiamo, la materia ordinaria costituisce circa solo il 4% della materia complessiva dell’universo! Il restante 96% è costituito da materia oscura (23%) e energia oscura (73%).Da quando infatti gli scienziati hanno cominciato a studiare in modo dettagliato l’universo, è risultato evidente che la materia ordinaria, cioè quella visibile che ci è più familiare e di cui sono composti tutti gli oggetti che ci circondano normalmente, non è sufficiente per spiegare gli effetti gravitazionali che si vedono nelle galassie e negli ammassi di galassie: per tenerle assieme serve più materia di quella che vediamo! Ecco quindi che, circa negli anni ’70 dello scorso secolo, fa capolino l’idea dell’esistenza della materia oscura. Dan Hooper, nella prima parte del testo, ci elenca tutti i possibili candidati a ricoprire questo ruolo tra le particelle elementari e gli esperimenti che cercano di fare luce su questo argomento. Ma le sorprese non finiscono qui. Negli anni ’90 infatti, le misure sempre più accurate delle velocità delle galassie più lontane hanno reso evidente che l’universo sta accelerando la sua espansione, come se sotto l’azione di una forza repulsiva: appunto l’energia oscura. Di nuovo l’autore ci illustra gli esperimenti e le teorie che sono state elaborate nel tentativo di spiegarla. Insomma: tutta la lettura verte su particelle elementari, neutrini, bosoni, antimateria, effetti quantistici del vuoto, simmetrie, supersimmetrie e dimensioni nascoste nella trama dello spazio-tempo!

Rispetto ad altre letture simili che trovate descritte qui sotto e stampate ormai da qualche anno, sicuramente consiglio questa, in quanto aggiornatissima e scritta con un linguaggio veramente chiaro e godibile. Inoltre, essendo l’autore molto giovane, traspaiono piacevole fiducia e ottimismo che rendono la lettura ancor più appassionata!

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Questo libro e quest’autrice li ho scoperti ascoltando una puntata del programma “Così parlò  Zap Mangusta” su Radio2. Nel testo viene presentata una accurata e dettagliata analisi, ricca di documentazioni, sull'evoluzione dell’economia nell'Europa che ha portato nel 2002 all'introduzione, troppo frettolosa, della moneta unica. L’autrice sostiene, fatti alla mano, che questa forzatura, nata per “imbrigliare” la Germania unificata, abbia di fatto finito per favorire le economie forti del nord-Europa  e schiacciare invece le economie della periferia nella morsa dei debiti. Private infatti dell’autonomia economica che consentirebbe di stampare moneta, le economie dei paesi della periferia (Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Italia…) sono state risucchiate in una spirale crescente di indebitamento, a cui cercano inutilmente di porre rimedio con politiche dell’austerità che non fanno altro invece che continuare a impoverirle, trasformandole in una sorta di “moderne colonie” del nord, al più sbocco per le merci di quei mercati. Sempre dati alla mano, l’autrice sottolinea come l’Europa, o meglio, alcune autorità finanziarie della Comunità Europea, i cui membri non sono eletti dalla popolazione e che quindi non rappresentano democraticamente nessuno,  stiano intervenendo direttamente sulle politiche economiche e sociali degli Stati membri dell’Unione, scavalcandone i principi democratici e, di fatto, limitandone e sottraendone progressivamente la libertà. Nel testo si prova anche ad attribuire le responsabilità di questo stato delle cose e si propone anche una soluzione, l’uscita dalla moneta unica per alcuni membri dell’Unione (ricordiamoci che già ci sono Stati che fanno parte dell’Unione Europea, ma non adottano la moneta unica), che potrebbe consentire a questi Stati di “ripartire”, risanare le proprie economie e trarre reali benefici dalla Comunità Europea.

Lettura vivamente consigliata!!!

Qui il sito dell'autrice

Qui il suo blog sul sito del Fatto Quotidiano

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Che dire... lettura che non può mancare!!! La versione di cui parlo è una raccolta di sei testi separati, per l'appunto il ciclo completo. Ad aprire la scena c'è la "guida galattica per autostoppisti" vera e propria, che l'autore scrisse nel 1979 adattandola da una serie radiofonica da lui ideata, poi seguono gli altri racconti che sono andati negli anni a completare la fantasiosa e umoristica storia tracciata nel primo volume. Sicuramente il "primo capitolo" di questa raccolta risulta essere il migliore, perché il racconto è più fluido e autoconsistente;gli altri invece a volte un po' zoppicano e il racconto è meno fluido. Ugualmente la lettura, nel suo insieme, scorre veloce e si è sempre invogliati a scoprire cosa succederà nelle pagine successive. Merito soprattutto dello humor inglese che qui trabocca!!! Ci sono certe scene e certi personaggi, l'androide Marvin per primo, certe trovate come la "propulsione di improbabilità infinita" o la "propulsione bistromatica" che fanno spanciare dalle risate. Non voglio dire nulla della trama, per non rovinare la sorpresa della lettura; basta sapere che è un romanzo di fantascienza ricco di humor e di situazioni surreali. Le prime 50 pagine si fa fatica ad ingranare la lettura, perché non si è abituati a racconti simili e poi è un po' una parte introduttiva, ma poi... ci si porta il libro anche sotto la doccia tanto è coinvolgente!

Lettura consigliatissima!

 

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Bellissima lettura consigliatami da Marco di AereiSentieri.

In essa l'autore ripercorre il viaggio compiuto dal condottiero africano, da Cartagine alle volte dell'Italia e di Roma, a partire dal 218 A.C., con novantamila uomini, dodicimila cavalli e quaranta elefanti. Nel testo, intrecciate al racconto storico, ogni tanto sfuggono piccole riflessioni sul nostro mondo attuale che forse, per certi aspetti, è meno evoluto di quello di un tempo: rivivendo le vicende di Cartagine, Roma e del Mediterraneo del III secolo AC ci si accorge che la società di allora era molto più aperta e multiculturale di quanto non siano le società d'oggi! Ciò che colpisce soprattutto è comunque l'avvincente ricostruzione della vita e delle vicende del Cartaginese, uomo di immenso spirito e valore, dal quale noi tutti dovremmo imparare molto. La lettura è avvincente e coinvolgente e la consiglierei a molti maestri e professori: se spiegassero la storia così a scuola, di sicuro gli studenti la imparerebbero e la studierebbero!!! Lettura vivamente consigliata!!!

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Lettura molto piacevole e veloce (si tratta di poco più di 100 pagine). L'autore, un fisico francese, ci guida alla scoperta delle proprietà dell'antimateria, dalla sua scoperta sino alle congetture di oggi. L'antimateria fa la sua comparsa negli anni '30, dapprima in via solo teorica. L'equazione di Dirac per la dinamica delle particelle è quadratica e ammette quindi due soluzioni, una positiva e una negativa: quella negativa, che descriveva un'entità pari alla materia ma speculare nelle caratteristiche, in prima battuta venne scartata in quanto ritenuta non conforme alla realtà, ma in breve ci si rese conto che quella bizzarra entità era dotata di esistenza tanto quanto la materia ordinaria. Coi progressi della fisica sperimentale (soprattutto grazie agli acceleratori di particelle) si è stati in grado di descrivere sempre con maggiore dettaglio le caratteristiche dell'antimateria, che sembra essere una materia che si muove a ritroso nel tempo e che, se si incontra con la materia ordinaria, si "sublima" in energia (si annichila). Molto altro però c'è da scoprire: ad esempio non si capisce l'attuale squilibrio che vediamo tra materia e antimateria, che al Big Bang si devono essere generate in quantità circa uguali; poi non è chiaro se l'antimateria abbia massa positiva o negativa (purtroppo è ancora molto difficile ricrearla e "maneggiarla" negli acceleratori di particelle), nel qual caso, cioè di massa negativa, potrebbe spiegare da dove arriva la forza (una gravitazione negativa!) che spinge l'universo verso un'espansione accelerata, come dimostrato dai dati sperimentali, in contrasto con la forza attrattiva della materia ordinaria. Insomma: Chardin ci guida con grande chiarezza alla scoperta di questo "mondo oscuro" senza però utilizzare formalismi troppo tecnici, offrendo una lettura veramente piacevole e avvincente!

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Su questo libro ci ho passato davvero parecchio tempo e l'ho finito con difficoltà.

Si tratta di una raccolta di brevi scritti pubblicati dall'autore su riviste e periodici tra il 1923 e il 1929. Tra essi troviamo un paio di manifesti dell'Ultraismo, corrente di cui Borges fu coautore. Da qui anche il titolo dell'opera, dove il prisma, che scompone la luce e la separa nei suoi colori componenti, incarna l'estetica attiva dell'Ultrismo, mentre lo specchio incarna l'estetica passiva della semplice riflessione o copia, associata ai coevi di Borges che praticavano una prosa e una poesia classiche.

Direi che è uno di quei libri riservati solo a chi vuole approfondire nel dettaglio l'evoluzione artistica di un autore, ma lo sconsiglierei a chi vuole semplicemente avvicinarsi a Borges. Molti testi sono elogi o critiche di opere di letterati argentini degli anni '20 dello scorso secolo; altri si inseriscono nell'ambito di dispute letterarie che solo chi conosce a fondo il retroterra culturale argentino-uruguaiano dell'inizio del secolo scorso può comprendere.

Nota positiva di questa lettura è che, ancor di più rispetto a quanto emerge dalle altre sue opere, si percepisce l'estremo spessore dell'autore e le grandi capacità di letterato!!! Dire che alcuni dei testi raccolti in questo volume siano "densi", non penso renda bene l'idea!

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Questo libro me l’ha consigliato un’amica, che ringrazio molto perchè è stata una lettura a dir poco piacevole, coinvolgente, divertente e rivelatrice!!!

L’autore ha ricevuto il premio Nobel per la chimica nel 1993 per aver scoperto la reazione a catena della polimerasi, una reazione con importantissimi risvolti nel campo genetico e non solo. Il fatto di aver vinto questo premio ancora relativamente giovane, ha consentito a Mullis di dare libero sfogo alla propria eccentricità e di esprimersi in tutti i contesti senza peli sulla lingua! E questo si ritrova nel libro, che è una sorta di autobiografia ottenuta unendo capitoli che trattano di svariati argomenti, più o meno personali, senza seguire un ordine cronologico. Immagino che molti si stupiranno nello scoprire che “un premio Nobel”, oltre che essere un appassionato di surf (come si evince facilmente dalla copertina del libro), abbia anche fatto uso di sostanze allucinogene, alcune sintetizzate direttamente da lui, abbia inalato volutamente gas esilarante per “veleggiare in una realtà primigenia e non umana”, sostenga di avere avuto un incontro con gli alieni e ne parli liberamente con franchezza e sincerità. Ci sono poi dei momenti comici, per esempio quando racconta l’incontro con l’imperatore e l’imperatrice del Giappone e spunti di riflessione interessanti relativamente al problema dell’AIDS e al suo presunto legame col virus HIV, che invece non risulterebbe suffragato da prove scientifiche e sarebbe piuttosto dettato da meri interessi economici delle compagnie farmaceutiche.

Insomma: un libro da leggere!!!

 

Grazie a Eleonora per avermelo consigliato.

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Il libro mi è finito tra le mani risistemando alcuni scaffali. Credo fosse una delle letture per l'estate che ci affidava la Facchinetti, la prof di letteratura e latino al liceo. Non l'avevo ancora letto.

L'edizione che ho letto contiene anche una lunga prefazione fatta dallo stesso autore svariati anni dopo la stesura del testo. Si tratta di un romanzo il cui protagonista è Pin, un bambino con le lentiggini e la voce rauca che, attraverso le persone che incontra e le vicende a cui assiste, ci racconta alcuni aspetti della resistenza partigiana in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Bellissima la tavolozza di personalità che vi si trovano raffigurate: variegate, incongruenti, contrastanti, instabili, violente e anche malvagie, come è in fin dei conti il mondo reale. Davvero illuminanti i pensieri espressi verso la fine del libro tramite la riflessione del commissario Kim.

Non dirò altro: il romanzo, snello, si legge molto volentieri. Mi dispiace non averlo letto prima, ma forse se lo avessi letto al liceo non so quanto mi sarebbe rimasto dalla sua lettura. Sarà ora spunto di riflessioni con Nicola davanti una birra al Clock Tower.

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Un altro libro sul tema del tempo, più in particolare sulla freccia del tempo. Pur trattando argomenti complessi, l'uso delle formule di fisica è ridotto (volutamente) al minimo e i concetti sono sempre spiegati in modo chiaro con parecchi esempi tratti dal quotidiano. Alcuni dei più classici esempi che si usano, e che anche l'autore utilizza, per mettere in luce che, non solo il tempo scorre, ma scorre sempre secondo una particolare direzione sono quelli dell'uovo che si rompe, del latte che si mischia al caffè, del cubetto di ghiaccio che si scioglie nel bicchiere d'acqua calda... mentre non si vedono mai questi fenomeni verificarsi al contrario. In fisica il concetto che sottende a questi fenomeni è espresso dall'entropia e dal secondo principio della termodinamica.

L'autore, ricercatore presso il dipartimento di fisica del California Institute of Technology, ripercorrendo in parte gli sviluppi della termodinamica e della fisica statistica dell'ottocento, fino a giungere alla cosmologia moderna,  insiste sul ruolo centrale che ha l'entropia sul fatto che esista una freccia del tempo. Insiste però anche sul fatto abbastanza strano che, per trovarsi nello stato in cui è ora, il nostro universo deve essere iniziato in una condizione di bassa entropia, evento altamente improbabile. Per evitare quindi di chiamare in causa le cosiddette "calibrazioni fini" che richiederebbero una spiegazione al di fuori dell'ambito fisico, fa ricorso a speculazioni su scenari di multiverso, compatibili con la teoria quantistica dei campi e con la teoria inflazionaria: infiniti universi (del tutto scollegati gli uni dagli altri) continuerebbero a generarsi grazie a fluttuazioni quantistiche dell'energia oscura che permea il vuoto (questa, l'energia oscura, anche se sembra una cosa da fantascienza, esiste davvero perché se ne osservano gli effetti gravitazionali). E quando si chiamano in causa gli infiniti si risolvono tutti i problemi di calibrazione fine: ogni evento che abbia una probabilità, anche bassa, di verificarsi si verificherà infinite volte.

Il libro è interessante (per esempio mi ha chiarito perché un buco nero rappresenta la massima concentrazione di entropia ottenibile e in che modo distrugge l'informazione), ma le conclusioni non sono in linea col mio pensiero. Ugualmente lo consiglio, perchè molto chiaro e utile stimolo a riflettere su questi argomenti.

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Di questo autore, scoperto grazie alla trasmissione di Radio2 "Così parlò Zap Mangusta", avevo già piacevolmente letto "Orrore Metafisico". Questa ulteriore lettura va a rafforzare il giudizio positivo che me ne ero precedentemente fatto.

L'opera è composta da 29 brevi saggi sulle più svariate tematiche, dalle più banali come "del dolce far niente", "del lusso", "dei viaggi", "della ruota della fortuna" alle più spinose come "dell'uguaglianza", "della libertà", "del terrorismo", "della pena capiate". In essi l'autore ci invita e ci aiuta con semplicità ad analizzare i pro e i contro di ogni argomento, invogliandoci, magari, ad un ripensamento delle nostre posizioni per dare giudizi meno affrettati.

Il libro non da nessuna risposta, indica solo una strada per il pensiero e la riflessione. Grazie ad essa ho capito il piacere e il desiderio della gioventù e il senso del modo comune di dire che "ai giovani tutte le strade sono aperte": col passare del tempo, le scelte passate precludono alcune possibilità future e limitano la nostra libertà futura che invece, da giovani, era più ampia.

Un'altra lettura veramente piacevole!

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Bellissimo libricino che si beve, pardon, si legge tutto d'un fiato in una sera sulla poltrona!

E' il primo libro che prendo di questo autore e l'ho preso solo perchè incuriosito dal titolo particolare. Titolo che indica chiaramente l'argomento trattato, che viene sviluppato attraverso il racconto di vicende personali, tramite le quali l'autore vorrebbe fornire ai giovani, cui l'opera è indirizzata, dei consigli per bere bene e farsi il minor male possibile. Già, perchè come sostiene l'autore, pretendere che i giovani non bevano è come pretendere che non piova!

Al di la dei consigli forniti, condivido la posizione di Corona che non si nasconde dietro ipocrisie e falsi moralismi, ma sceglie il realismo e il pragmatismo.

Dal testo emerge inoltre il carattere di un personaggio davvero singolare e affascinate: credo che in futuro prenderò altri suoi libri!

Leggendo il libro mi son tornate alla mente un bel po' di "cretinate" che ho combinato anche io non più di dieci/quindici anni fa: se avessi allora seguito alcuni dei suoi consigli, non sarebbe stata una cattiva idea!

Una considerazione fatta da Corona che sottolineo è che dovrebbe esserci maggior dialogo tra genitori e figli anche su questi argomenti, per evitare che il tutto rimanga celato dietro al velo del "far finta che il problema non esista". Meglio, quando si esce e si beve troppo, chiamare a casa e dire a mamma e papà "venite a prendermi perchè io non posso guidare", piuttosto che rischiare la pelle e farla rischiare anche agli altri; questo da parte dei figli. E meglio accettare questo fatto da parte dei genitori, cioè che prima o poi la stragrande maggioranza dei giovani si avvicina all'alcol, piuttosto che fingere che non sia così e indurre il figlio a bere di nascosto e a cercare di tenere la cosa nascosta.

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Di questo autore avevo già letto "Le strategie di Crono", libro che trattava dei medesimi argomenti. Tra i due scritti ho trovato "Il Tempo non suona mai due volte" più valido e interessante.

 

 

Il tema del libro è, come si evince dal titolo, il tempo. Nell'opera l'autore, fisico di professione, analizza con acutezza le caratteristiche di questa entità così sfuggente, contraddittoria e paradossale, sulla quale l'uomo ha cominciato ad interrogarsi dai tempi di Parmenide ed Eraclito. Un paradosso su tutti: l'istante presente, del quale è dubbia l'esistenza, essendo che smette di essere nel momento stesso in cui inizia a divenire. E poi il tempo scorre realmente oppure è sempre li, tutto assime, come sembrerebbe indicare la relatività generale per cui ogni istante esiste per sempre come i punti dello spazio.

Grazie all'analisi svolta nel testo, per la prima volta, ho colto la differenza tra il fatto che il tempo scorra e non possa mai fermarsi e che scorra sempre nella stessa direzione! Si tratta di due aspetti distinti, anche sotto il profilo delle leggi fisiche. Dalle leggi della meccanica infatti emerge un tempo "spazializzato" e simmetrico, che puo' scorrere in entrambe le direzioni senza che nulla ci fornisca la possibilità di distinguere un "prima" da un "dopo"; la termodinamica invece porta alla luce l'entropia che imprime una direzione univoca agli eventi e che ci consente di redigere una chiara cronologia di fronte a una sequenza di eventi.

In ultima analisi, forse il tempo è una proprietà "emergente" che deriva dal principio di causalità nei processi fisici e ne sta a salvaguardia.

Davvero una bella lettura che consiglio vivamente!

Io, per esempio, leggendo questo libro ho scoperto di essere molto vicino a quella che un tempo era indicata come "corrente energetista", in quanto sono convinto che la materia, alla fine, sia solo un'onda di energia che deforma localmente i campi (gravitazionale, elettrico, ecc.).

 

 

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Tempo fa, durante il mio soggiorno in Nepal, avevo letto "Into Thin Air" di Krakauer che raccontava i tragici eventi che il 10 maggio 1996 portarono alla morte di ben 9 persone durante un'ascensione sull'Everest.

Il libro di Krakauer, raccontato in prima persona, delinea un discutibile profilo di Boukreev, che era una delle tre guide della spedizione Mountain Madness. Dal Libro di Boukreev risulta invece una visione più oggettiva dei fatti, senza che venga accusato nessuno in particolare per i tragici eventi avvenuti. Direi che per avere un buon resoconto di quanto avvenuto in quei giorni, questo testo, sicuramente meno romanzato, è più indicato.

Il libro è stato materialmente scritto da G. Weston DeWalt, un amico di Boukreev, che lo ha aiutato a ricostruire i fatti e ad esprimerli correttamente (Boukreev, essendo Kazako, aveva difficoltà ad esprimersi in inglese). Purtroppo, rispetto a Into Thin Air, l'inglese è un po' più difficile, perchè spesso vengono usate espressioni gergali e modi di dire che, se non li si conosce, non li si riesce a tradurre letteralmente. Comunque si legge senza difficoltà.

In conclusione cito due frasi del libro che sono molto affini con certi miei pensieri:

"I love the mountains, it is here I am at home.You will not understand this compunction unless you, too, have arrived in the early morning, droppeed to some precipitous aerie by helicopter. Embraced by bony ribs of mountains jutting into the sky. Their jagged summits precisely articulated in the crystal air. You humbly apprehend in this majesty your smallness in the scheme of things."

 

"Honestly, I do not experience fear in the mountains. On the contrary... I feel my shoulders straightening, squaring, like the birds as they straighten their wings. I enjoy the freedom and the altitude. It is only when I return to life below that I feel the world's weight on my shoulders."

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Questo libro me l'ha consigliato un'amica.

Si tratta di un bel romanzo, ambientato a Soreni, un piccolo paesino della Sardegna degli anni cinquanta. E' la storia di Maria, ultima di quattro figlie di una vedova, e di Tzia Bonaria, la vecchia sarta del paese che la prende con se come fill'e anima: una specie di pratica adottiva in uso un tempo nell'isola. Sullo sfondo di una realtà contadina, si assiste alla crescita di Maria e al suo rapporto con Tzia Bonaria, che, oltre ad essere sarta, è anche l'accabadora nel paese, ovvero colei che "aiuta" le persone nel momento del trapasso.

Non mi dilungo troppo nel raccontare la trama, per non togliere il piacere della lettura a chi non ha ancora letto il romanzo. Dirò però che è molto ben scritto, con un linguaggio diretto, introspettivo e, a volte, crudo che arriva diretto al lettore, mettendo bene in evidenza i rapporti tra i personaggi che sono, per altro, delineati da Michela Murgia in maniera estremamente reale, rendendo molto facile immedesimarsi nei loro pensieri.

Una bella lettura!!!

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Si tratta di un'opera così conosciuta che ogni commento è superfluo. Dirò solamente che è una lettura davvero piacevole e avvincente: Wilde ha un modo di scrivere brillante e graffiante!

L'idea principale che viene comunicata è il "culto" dell'estetismo, che potremmo riassumere con l'assunzione che non è l'arte che deve imitare la vita, ma la vita che, attraverso il dominio di sensi (non il controllo!), deve diventare arte. Beh, nella società di oggi si conosce bene questo modo di fare: apparire prima di tutto!!!

Testo ricco di aforismi (soprattutto nelle affermazioni di Lord Henry) e di frasi pungenti!

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Anche questo libro me l'ha consigliato il mio collega Emanuele.

Libricino bellissimo e dievrtente, scritto in maniera semplice da uno dei principali rappresentanti dell'illuminismo, attraverso discorsi diretti e indiretti raccontati da un narratore esterno e onnisciente.

Chiaramente il racconto è un'allegoria: da un lato abbiamo il protagonista, Candido, che, istruito dal filosofo Pangloss (che significa "tutto lingua" e che è portatore della visione leibniziana), si sforza con grande ingenuità di vedere tutto con ottimismo e crede di vivere nel migliore dei mondi possibili; dall'altro lato ci sono le infinite sventure, difficoltà e malignità che capitano a Candido e agli altri personaggi dell'opera, riassunte nella visione del mondo di Martin che è convinto che tutto vada male e che tutti gli uomini siano infelici e soffrano.

Alla fine comunque nessuna delle due posizioni prevale sull'atra; piuttosto viene proposto un terzo atteggiamento, tramite un contadino turco, per cui l'unico sollievo alle nostre afflizioni, invece che porsi troppe domande, sarebbe il semplice lavoro grazie al quale si può rendere più sopportabile la vita, o meglio, il lavoro è qualcosa di essenziale per vivere bene e con serenità.

Libro che fa pensare!

Grazie a Emanuele per il consiglio!

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Questo libro me l'ha consigliato il mio collega Emanuele. Non poteva consigliarmi meglio!!!

Ultimo e incompiuto romanzo di Kafka, racconta la storia di K. (del protagonista si conosce solo l'iniziale del nome), nominato suo malgrado agrimensore in un villaggio nel quale la vita scorre in un modo che al lettore non può che apparire surreale. Tutto è dominato da una quasi perversa burocrazia, il cui vertice sta nell'inaccessibile castello che domina dall'alto il villaggio. K. cerca di raggiungere il castello per chiarire la sua posizione, ma quello che per lui è "il comportamento normale" per la gente del villaggio è un comportamento palesemente assurdo; quindi a K. non rimane che sprofondare in una frustrante incomprensione.

Questo potrebbe quindi essere il messaggio contenuto nell'opera, una proiezione delle frustrazioni dell'uomo, incompreso dalla società che lo circonda e quindi isolato contro la propria volontà e costretto all'alienazione fino a smarrire la propria identità.

In questi temi vedo una certo legame con un altro libro che ho letto molti anni fa, Il Deserto dei Tartari di Dino Buzzati, e non posso che trovare una certa assonanza con pensieri che io stesso nutro verso la società moderna.

Libro davvero molto bello, basato soprattutto sui dialoghi dei personaggi, a volte quasi indecrifrabili!

Grazie a Emanuele per il consiglio!!!

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Libricino molto bello e veloce (sono solo 46 pagine) che mi è stato suggerito da un'amica.

Si tratta di una piéce teatrale con due soli personaggi, Chispas e Raquel/Pirulo, che si incontrano a Londra e iniziano un dialogo di ricordi dal quale emerge il mistero dell'amicizia e gli strani e tortuosi cammini che portano ciascuno di noi a costruire il proprio io.

Cito alcune frasi della prefazione scritte dall'autore stesso: "Forse questa storia aiuterà gli spettatori a riconoscere alcune di quelle verità recondite che portano anche noi, gente comune come Chispas, a rompere la camicia di forza dell'esistenza quotidiana con fughe nell'immaginario che ci fanno vivere avventure migliori o semplicemente diverse da quelle che ci permette la vita reale."

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Di questo autore,  neuroscienziato di origine indiana direttore del Center for Brain and Cognition dell’Università di San Diego in California, avevo già letto "Che cosa sappiamo della mente". Allora non ero rimasto deluso dalla lettura, tanto meno questa volta!

In questo testo l'autore cerca di illustrare quello che sappiamo sul funzionamento del nostro cervello, organo che più di ogni altro ci differenzia dal resto del regno animale. Per farlo ricorre spesso all'analisi di casi clinici (da cui il titolo dell'opera). Infatti, grazie allo studio di persone che hanno avuto lesioni o sindromi particolari, che hanno danneggiato una determinata area celebrale, è possibile capire a cosa quell'area era preposta e come concorreva alla rappresentazione del mondo che si forma nella nostra mente. L'interrogativo più ambizioso a cui si cerca di dare una risposta è quello che riguarda "l'io cosciente": come si genera questa rappresentazione che abbiamo di noi stessi, come si inserisce nel funzionamento delle reti neurali e quali sono le motivazioni evolutive che potrebbero aver portato alla sua nascita.

Libro davvero piacevole, che non è un mero elenco di casi clinici (per la verità ce ne sono pochi, quello che da il titolo all'opera sta proprio nelle ultime pagine) e che non fa ricorso a concetti filosofici o religiosi quali l'anima, ma che cerca di mantenersi sul piano della razionalità senza abbandonarsi a eccessive speculazioni.

Personalmente ho trovato molto interessante apprendere dei "neuroni specchio" e del loro ruolo fondamentale; ho trovato poi utile la lettura anche per comprendere meglio alcuni nostre reazioni tipiche e modi di fare che abbiamo e che, in un certo senso, sono "scritti" nei nostri circuiti neurali. Ho infine trovato molto utili alcune considerazioni fatte dall'autore sull'arte (in particolare relativamente ad alcune rappresentazioni scultoree della dea Parvati), che mi hanno aiutato a comprendere meglio anche il senso di questa.

Bella lettura!

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Fare una recensione di questo libro mi risulta alquanto difficile dal momento che il libro è costituito da una raccolta di testi brevi e densi, articolati su alti livelli di narrazione.

Per cominciare dirò che il libro è diviso in due parti: "Il giardino dei sentieri che si biforcano" e "Artifici". La prima parte contiene otto racconti: Tlon Uqbar Orbis Tertius, L’accostamento ad Almotasim, Pierre Menard autore del Chisciotte, Le rovine circolari, La lotteria a Babilonia, Esame dell’opera di Herbert Quain, La biblioteca di Babele, Il giardino dei sentieri che si biforcano. La seconda parte contiene sei racconti: Funes o della memoria, La forma della spada, Tema del traditore e dell’eroe, La morte e la bussola, Il miracolo segreto, Tre versioni di Giuda. L'edizione che ho io contiene poi altri tre racconti aggiunti successivamente: La fine, La setta della Fenice, Il Sud.

Sono tutti racconti affascinanti, uno persino poliziesco; tutti con un'alta dose di componente "fantastica", come il nome stesso dell'opera lascia intuire. Sono testi ricchissimi di simboli, di sofismi, di richiami filosofici, di valori metaforici... Vi si ritrovano parecchi dei temi che ho già visto anche in Aleph (altro libro di Borges) relativi al tempo e all’atemporalità, allo spazio e alla simmetria, alla geometria, agli infiniti (con riferimento per esempio agli specchi che duplicano le immagini e gli uomini); ci sono poi il tradimento, lo scambio, la permutazione dei ruoli tra vittima e persecutore (che è ancora una simmetria, anche se non spaziale), I temi del caso (inteso come fato) e della casualità.

A maggior ragione, dopo aver letto Finzioni, capisco perchè ho trovato così tante citazioni di Borges in libri che trattano di fisica, delle teorie del caos, della mente...

Una bella raccolta!

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Questo libro mi è stato consigliato da un'amica.

Confesso che non conoscevo l'autore e non ne avevo mai sentito parlare, ma quanto ho letto il libro ho capito che deve essere uno che ha "qualcosa da dire" in merito all'alpinismo!!! E' l'autore di più di un centinaio di vie nuove sul Gran Sasso, alcune in solitaria, e di vie su pareti inviolate delle Ande e dell'Himalaya.

Il libro è una raccolta di 42 racconti tratti dagli appunti che l'autore ha conservato negli anni di tutte le sue scalate, dagli inizi fino ad oggi. Nei racconti c'è di tutto, dai primi tentativi alle salite più impegnative, dalle imprese emozionanti, alle ritirate e alle rinunce. La lettura è piacevole e viene naturale immaginarsi i dialogi tra i protagonisti delle varie avventure in dialetto romano. Leggendo, spesso, non si può fare a meno di accennare un sorriso.

Ma al di la dei racconti il libro è soprattutto intriso della schietta personalità e dell'animo sincero dell'autore che spesso si domanda quale sia la ragione che lo spinge ad affrontare la montagna lasciando la sua famiglia a casa ad aspettarlo. Spesso conclude che, in fondo, si tratta solo di egoismo e che si sente così stimolato a cercare certe emozioni in parete perchè da questo rapporto con la montagna ci si sente ridimensionati e precari e se ne ricava un più forte e genuino amore per la vita.

Una lettura che mi ha aiutato a riflettere e fare un po' di luce sulle motivazioni che spingono anche me ad andare in montagna (a voi non è mai capitato di domandarvi: "ma chi me l'ha fatto fare di venire qui...") che, con le dovute proporzioni del caso, un po' si assomigliano.

Lo consiglio: nel complesso è un libro molto coinvolgente. Io l'ho letto tutto di fila in un pomeriggio.

Grazie mille a Eleonora che me l'ha consigliato!

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Questo libro, che in realtà è composto di tredici libri, mi ha stupito. Si tratta di vera e propria autobiografia scritta da Agostino tra il 396 e il 398, una decina d'anni dopo la sua conversione completa al cattolicesimo (ricordo che venne battezzato a Milano da Sant'Ambrogio nella notte di Pasqua del 387).

I libri sono stati scritti ovviamente per indurre i lettori a scoprire, attraverso l'esempio di Agostino, la "Via della Verità" che ha portato egli stesso a riconoscere nella fede cattolica quella che lui ha concluso essere la giusta fede e per aiutarli a riconoscere Dio.

Al di la degli aspetti teologici, per discutere i quali io non ho titolo, ho apprezzato molto della lettura gli aspetti propriamente autobiografici. E' stata per esempio una sorpresa scoprire che Agostino nella gioventù si fosse dedicato all'insegnamento della retorica, professione in cui aveva raggiunto una ragguardevole stima, e vedere come fosse anche lui trasportato dal desiderio della fama e della carriera. E' interessante vedere che anche l'uomo del IV secolo viveva le stesse passioni, le stesse ambizioni e gli stessi dubbi dell'uomo del XXI secolo (potremmo dire di qualsiasi secolo). Mi ha stupito una considerazione che Agostino, ancora giovane insegnante di retorica, fa a proposito di un ubriacone che nella sua limitatezza era pienamente felice, mentre lui doveva barcamenarsi negli impegni quotidiani. Insomma, pensieri che immagino abbiano fatto tutti: il classico "Ma chi me lo fa fare??? Guarda quello, non fa niente ed è felice, io mi sbatto... e per che cosa???".

Mi ha colpito anche la capacità di Agostino di analizzare i fatti, quasi da psicologo. Come nel caso di un furto di pere da lui compiuto nell'adolescenza. Io stesso mi sono ritrovato nella sua descrizione ripensando a un furtarello che feci a 6 o 7 anni al santuario (di Caravaggio), quando c'erano ancora le bancarelle all'interno. In compagnia di altri bambini ricordo che rubai un portachiavi da una bancarella, non perchè ne avessi bisogno, ma per il gusto di compiere un'azione proibita, come conclude Agostino.

Gli ultimi libri delle Confessioni, ad eccezione dell'undicesimo, mi sono però risultati un po' pesanti perchè sono di carattere più teologico. Più piacevole l'undicesimo perchè in quello Agostino analizza il problema del tempo e della sua origine, dove si colloca Dio rispetto al tempo, eccetera eccetera: se guardate le altre mie letture di questa lista, capirete presto che questo è un argomento che non mi dispiace.

In conclusione: una bella lettura!

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Ho scoperto questo autore, filosofo e storico polacco scomparso nel 2009, grazie alla trasmissione di Radio2 "Così parlò Zap Mangusta". Alla radio ne stavano spiegando le posizioni filosofiche e ne sono rimasto fortemente colpito! Quindi mi sono informato e ho recuperato alcuni titoli di sue opere: ho deciso di cominciare col leggere "Orrore Metafisico".

Il libro inizia con l'affermazione: "Un filosofo moderno che non abbia mai provato l'esperienza di sentirsi un ciarlatano è uno spirito così misero che sicuramente il suo lavoro non varrà la pena di essere letto". Questo a sottolineare che tutte le questioni trattate dalla filosofia dalla sua nascita ad oggi sono rimaste fondamentalmente irrisolte, o quantomeno controverse. Mi ha particolarmente coinvolto l'argomentazione sull'Essere e sull'Assoluto che, per raggiungere la perfezione che vorremmo sia loro propria, finiscono inevitabilmente per svanire nel Nulla. Interessanti anche le argomentazioni relative al libero arbitrio che finiscono pure loro per infrangersi con l'Essere e con l'Assoluto!

Il libro è suddiviso nelle seguenti sezioni:

Filosofia tra miseri bilanci e paradossi di autoreferenza;

Ricerca della realtà assoluta;

Orrore metafisico per l'esistenza dell'io;

Orrore metafisico per l'esistenza dell'assoluto;

Orrore metafisico tra l'ineffabilità del Dio cristiano e il Nulla;

Peregrinazioni del Cogito: Cartesio, Husserl, Heidegger, Merleau-Ponty;

Universo fisico e coscienza: tentativi di conciliazione;

Creazione divina e libero arbitrio umano;

Filosofia nella babele dei linguaggi possibili;

Ricerca di senso come ineliminabile tensione all'Assoluto;

Tutte queste questioni, analizzate nel corso dei secoli, non hanno condotto ad alcuna soluzione universalmente accettata; anzi: tutt'al più hanno condotto a contraddizioni! Eppure Kołakowski non ne conclude l'inutilità della filosofia e della ricerca conoscitiva: pur non pervenendo infine alla Verità, possiamo comunque pervenire grazie alla filosofia ad alcuni sui frammenti.

 

Bellissima lettura!!!

Autore da approfondire!

 

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